Un venerdì sera al bar: il vescovo incontra i giovani

Un venerdì sera al bar: il vescovo incontra i giovani.

 

Nel corso della visita pastorale alla comunità parrocchiale di San Rufino, Mons. Orazio Francesco Piazza ha fortemente voluto, insieme ai giovani di questa realtà ecclesiale accompagnati da don Osvaldo Morelli, un dialogo schietto e diretto con i giovani che frequentano il bar “Zanzibar” sulla trafficata via Domitiana. Venerdì 27 aprile dalle 21.30 alle 23.30 in un dialogo franco, come è proprio dei giovani e di Mons. Piazza, che oramai conosciamo per essere un padre ed un pastore attento a tutte le necessità del territorio affidatogli.
Un aperitivo per incontrare i giovani, le loro speranze, condividere le esperienze e le preoccupazioni di un mondo, come il nostro, che disorienta, blandisce, traccia sempre più scorciatoie inutili e pericolose. “I giovani sono il motore della vita e non possono perdere la speranza. Anzi, soprattutto quando le circostanze raccontano e fanno presagire cieli bui o addirittura tenebrosi, proprio i giovani devono essere promotori di una speranza che porta il cuore oltre l’ostacolo. I giovani sono il segno dei grandi ideali: libertà, senso dell’avventura, capacità di osare, saper rischiare e andare oltre ogni forma di incertezza!” così Mons. Piazza ha invitato, nel corso della serata, i tanti che si avvicinavano per porre una domanda o per cercare un confronto, alla sana capacità di trasgredire! Non verso quelle situazioni che tolgono ragioni al cuore, degradando l’umano e la sua dignità, al contrario, verso la bellezza, il rispetto della persona, la gioia dell’amicizia sincera e costruttiva… la capacità di andare controcorrente per riaffermare con potenza l’autenticità delle relazioni che nascono per arricchire la vita e creare legami che costruiscono il futuro… il vescovo ha anche ribaltato le domande per cercare di capire insieme la realtà giovanile, o meglio per camminare insieme e indagare nelle problematiche dei giovani di Mondragone. La fede, l’affidarsi ed il confidare in quel Qualcuno, la vita richiede fiducia e coraggio: “non guardate la fede solo come codice morale, come un’etica sociale… la fede è affidarsi col cuore, nella libertà… come quando si decide di salire su un aereo pur non conoscendo il pilota…!” Tra i giovani, una studentessa che ha posto la domanda sul futuro dei giovani, di coloro che si allontanano dal territorio per lavoro o per formarsi. Il vescovo, amabilmente incuriosito da questo clima di amicizia e feeling dialettico, ha consigliato un sano discernimento su quello che è il tema più complicato in termini di welfare e progettualità: il lavoro e lo sviluppo del territorio, i nostri giovani, infatti, sono un potenziale che non possiamo perdere, sul territorio si è creato un divario tra formazione universitaria e mondo del lavoro, implicando nuovi percorsi e maggior comunicazione anche tra le università bisogna creare nuove condizioni partendo anche dall’inventiva di nuovi stage che immettono i giovani universitari nel mondo del lavoro sul proprio territorio. Ancora qualche domanda sull’impegno sociale e politico, sulle resistenze del mondo giovanile, l’invito accorato del vescovo a non restare indifferenti davanti a ciò che ci riguarda e ad appassionarsi all’arte più bella per servire il bene comune, alla politica.
L’immaginario che i giovani hanno della Chiesa, focalizzata solo sull’istituzione religiosa, l’invito a cercare il volto di quel giovane che ha messo in discussione l’apparato religioso del suo tempo, facendo una rivoluzione del cuore: Gesù… “ allora, non abbiate paura della vita bella del Vangelo, che ci invita a dare, a donare… e non solo a prendere”. Così anche alcuni passaggi sull’affettività e sull’eros che deve trasformarsi in agape per essere una realtà in costruzione anche nella sessualità dei giovani.
Una serata colloquiale, dove protagonisti erano i giovani ed il loro cuore, un simposio di sguardi, una chiacchierata familiare ed amicale… «Vorrei tanto che le energie dei giovani, per quanto fiaccate da un futuro incerto, siano la linfa vitale di una realtà sociale che ha bisogno di ritrovare energia e fiducia. Non sono forse i giovani quelli che non hanno paura di tentare l’impossibile? La sfida è il loro tatuaggio!», confidava Mons. Piazza ad Avvenire poco dopo aver fatto il suo ingresso nella nostra Diocesi, in un territorio segnato da tante contraddizioni ma che vede, oggi, tanti segni di rinnovamento e nuovi percorsi intrapresi: solo chi ha un cuore che ama può cambiare la sostanza delle cose… e solo i giovani, tutti, anche quelli che stentano ad avvicinarsi alla fede, sono capaci di rivoluzionare e reinventare ciò che sembra essere atrofizzato e fallito.
A fine serata, un particolare ringraziamento al titolare dello “ZanziBar” per aver devoluto alla Caritas i proventi della sua attività nel tempo di permanenza del vescovo, una bella immagine che concretizza le aspirazioni di una Chiesa in uscita: “on the road”, proprio nel luogo della sua vocazione, tra la gente, per la strada e con i giovani.

Luca Caiazzo

ZanziBar

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Theotokos

Basterebbe uno sguardo tuo

solo uno, pieno

d’amore

per trasformare la convinzione

di avere un cuore

senza finzione.

Insegnaci, bellezza disarmante, Maria

il coraggio nella perdita.

In quel viso ringiovanito

la certezza

di non appartenere a te, donna.

Ancora una volta, madre,

china

il tuo cuore

sul nostro convinto

amore

che, finito e rinchiuso,

cerca orizzonti di Verità.

Luca Caiazzo

 

 

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Santuario Maria Theotokos, Loppiano.

La musica come risorsa educativa per dire la fede

di Antonio Staglianò


Editoriale Quaresima 1*

 

“Buon pomeriggio, Eccellenza, visto che ci prepariamo al Sinodo dei Giovani, per il cammino Quaresimale dei ragazzi di post Cresima di San Giovanni, Modica alta, abbiamo scelto e adottato il sussidio dell’arcidiocesi di Benevento: cuori in ascolto, in cui sono contenuti testi di canzoni italiane che aiutano a riflettere sul senso della vita. Le comunichiamo questo, perché apprezziamo la pop Theology e vogliamo ringraziarla per questo nuovo input che ha dato alla Chiesa in cammino e in uscita. Katia e Sara”.

 

E’ un messaggio Whatsapp, tra i tanti, che mi ha fatto piacere ricevere in questi giorni e di cui ringrazio perché hanno ben colto la dignità pastorale della Pop Theology. La pop-Theology non è per attirare le persone in Chiesa, ma per comunicare la verità del Vangelo di Gesù, che dovremmo contemplare nella sua umanità pro-esistente, cioè tutta dono per gli altri nell’amore, affinché qui si scopra “il senso della vita”.

I giovani sentono la Chiesa “in uscita e in cammino”. Sono i pochi rimasti in parrocchia. Gli altri hanno scelto altre strade? Il problema di tutti è: “il senso della vita”. Lo è per chi resta nei percorsi educativi, proposti dalla Chiesa cattolica, e per chi invece li abbandona, forse perché, in quelli già fatti, non ha ricevuto niente di effettivamente “essenziale” per la propria esistenza, niente di gustoso per la propria crescita umana quanto al “senso della vita”. E’ probabile che “altri gusti” abbiano alimentato il loro palato e “disorientato” le loro papille gustative. Tuttavia, così è. Grande è stata la fatica degli educatori e dei catechisti. Il risultato (almeno quello apparente, poi lo Spirito soffia dove vuole e non possiamo non crederci) è alla portata di tutti e deve essere indicato con il suo vero nome: il fallimento della trasmissione della fede cristiana alle nuove generazioni. Così ampia e radicale che ha ragione chi ha potuto parlare – per i nostri giovani- di “prima generazione incredula”. Nell’educazione alla fede, inesistente è l’apporto (che invece dovrebbe essere fondamentale) dei genitori: ma si sa, nel cattolicesimo convenzionale, in cui tutti sguazziamo, la trasmissione della fede non li riguarderebbe, come invece la formazione scolastica o l’acculturazione artistica, l’impegno sportivo.

D’altra parte, cosa potrebbero comunicare i genitori o i nonni ai nostri giovani?

Quando si pone il problema, e si discute tra noi, la questione verte sulla partecipazione alla Messa domenicale: sembra non ci sia più nemmeno l’autorevolezza di “spedire” i ragazzi in Chiesa la domenica. Sicuramente non riescono a farlo i genitori che hanno, da anni, loro mancato di andarci. E gli altri che ci vanno? Il gap generazionale è evidente: “ci accorgiamo che tra il linguaggio ecclesiale e quello dei giovani si apre uno spazio difficile da colmare”, così si esprime lo Strumento di lavoro del prossimo Sinodo dei giovani (Ottobre 2018) che esprime un sogno: “sogniamo una Chiesa che sappia lasciare spazi al mondo giovanile e ai suoi linguaggi” e tra questi linguaggi individua tra l’altro la musica come “risorsa dalle grandi opportunità”. Certo, la musica è peculiare espressione artistica “un linguaggio espressivo privilegiato che accompagna il cammino di crescita dei giovani”. E’ chiaro, però, che la crescita umana dei giovani non accadrà mai nel “cattolicesimo convenzionale”, ma solo nel “cattolicesimo cristiano”. Ne parlo nel mio Messaggio per la Quaresima 2018, “Conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi”. Spero che qualcun, tra i cattolici

cristiani, possa leggerlo. Qui dico che non c’è altra alternativa, per i giovani, al cattolicesimo cristiano: se, infatti, il cattolicesimo convenzionale li “costringe a moto spinto” ad abbandonare la Chiesa, nei maroni dell’odierna società gassosa (Z. Bauman), i giovani non stanno per nulla bene, non sono per nulla contenti (oltre ogni apparenza). E’ alienazione totale dentro la rete. Con effetti devastanti nella loro vita: si pensi ai giochi della stupidità, quale Pokemon go, ai giochi da suicidio, quale Blue Whale, fino all’ultima tragica scelta degli Hikikimori (in giapponese, “stare in disparte”) che indica quanti (specialmente ragazzi e giovani) decidono di non avere contatto diretto con il mondo esterno, rinchiudendosi nella propria camera da letto per lunghi periodi, fino a diversi anni. Questi hanno ovviamente a disposizione la tastiera e internet, i social network.

D’altronde, anche senza queste forme radicali, è evidente il disagio sociale creato dal fatto che il “dispositivo tecnologico” sia ormai diventato, da strumento, soggetto e abbia ridotto la persona-soggetto che lo usa a oggetto robotico, non più libero. A Sanremo, quest’anno, Diodato e Roy Paci, con la canzone Adesso, volendo raccontare la vita di oggi, hanno così cantato: “Dici che torneremo a guardare il cielo, alzeremo la testa dai cellulari, fino a che gli occhi riusciranno a guardare e vedere quanto una luna ti può bastare? E dici che torneremo a parlare davvero, senza bisogno di una tastiera. E passeggiare per ore per strada, fino a nascondersi nella sera”. Queste canzoni “danno da pensare”. Nel frattempo registrano molto della condizione giovanile alienata di oggi. L’emergenza educativa interpella l’evangelizzazione della Chiesa cattolica, e urge un di più di fantasia creativa per trovare nuovi linguaggi e nuove vie per annunciare il vangelo di Gesù, “via, verità e vita”.

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*+Antonio Staglianò, vescovo di Noto

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Via Crucis dei giovani di San Rufino “Le note dell’Amore”

 

Via Crucis dei giovani- Parrocchia di San Rufino vescovo

“Le note dell’Amore”

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C: Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo

T: Amen

Introduzione

Attraverso la meditazione di questa sera, i giovani di questa comunità compiono un piccolo passo verso il Sinodo sui “Giovani, la fede e il discernimento vocazionale”: questa via crucis, infatti, è stata preparata secondo lo stile proprio che ci rappresenta, nel linguaggio di gesti, canzoni e simboli della nostra realtà giovanile. È vero che la vita dei giovani che seguono Cristo ha una marcia in più, ma non possiamo trattenere per noi e nascondere questa vitalità del Vangelo, seguire Gesù è portare a tutti la sua buona notizia. Poiché anche il Papa ha detto: “Il Sinodo è il momento di tutti i giovani! I giovani sono i protagonisti. “Ma anche i giovani che si sentono agnostici?”. Sì! “Anche i giovani che hanno la fede tiepida?”. Sì! “Anche i giovani che sono lontani dalla Chiesa?”. Sì! “Anche i giovani che – non so se c’è qualcuno… forse ci sarà qualcuno – i giovani che si sentono atei?”. Sì! Questo è il Sinodo dei giovani, e noi tutti vogliamo ascoltarci. Ogni giovane ha qualcosa da dire agli altri, ha qualcosa da dire agli adulti, ha qualcosa da dire ai preti, alle suore, ai vescovi e al Papa! Tutti abbiamo bisogno di ascoltare voi”.

Ecco perché abbiamo ascoltato il nostro cuore, abbiamo osservato le situazioni che ognuno di noi vive, di come Dio si rivolge a noi anche attraverso le parole quotidiane di ogni nostro giorno e, pure attraverso le canzoni che ci fanno andare avanti, che ci danno speranza e che custodiamo nei nostri diari, parole che danno il ritmo alle nostre giornate, note d’amore impastate di fede e di paure, di entusiasmi e piccole vittorie, ma anche di fallimenti e morte: ricordando che quando passa Dio, non sempre ce ne accorgiamo.

Speriamo di poter avvicinarci con questa meditazione delle stazioni della via dolorosa del Signore, anche alle tante croci dei nostri giovani… al termine della via crucis vi sarà data una preghiera: contiamo su voi adulti, pregate ogni giorno perché il Sinodo sia l’inizio di una rinnovata esperienza ecclesiale per i giovani di tutto il mondo, perché laddove la Chiesa non parla ai giovani, non parla di fatto a nessuno. Il futuro delle nostre comunità deve camminare sulle nostre gambe, sosteneteci con la preghiera e abbiate più fiducia in noi.

Canone ( si ripete ad ogni stazione)

I Stazione

Gesù è condannato a morte

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Disse loro Pilato: “Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?”. Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli aggiunse: “Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: “Sia Crocifisso!”.   Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso. (Mt 27, 22-23.26)

 

Video su episodi quotidiani di bullismo

 

Signore, troppe volte siamo immediati nel condannare, lo facciamo con facilità! Come è facile giudicare gli altri. Tu hai scelto di stare dalla parte dei vinti, dei condannati e hai lasciato a noi la libertà di scegliere da che parte stare. Hai lasciato che liberamente scegliessimo di rispettare i tuoi comandamenti e decidere se fare il bene o il male. Sei venuto sulla terra per dimostrarci il tuo amore, un amore sconfinato che supera ogni limite tanto da donare la tua stessa vita per affermare questo amore.

 

Cel. Fa che anche noi Signore, impariamo ad amare in modo intenso e sincero quanti incontriamo sulla nostra strada e aiutaci a prendere coraggiosamente posizione verso i fratelli indifesi.

         Canone

 

II Stazione

Gesù è caricato della croce

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve, re dei Giudei!». E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. (Mt 27, 27-31)

Gesù dopo essere stato condannato deve portare tutto da solo una croce. Anche se intorno a lui ci sono moltissime persone, lui è solo proprio come molti di noi giovani oggi. In molte famiglie infatti, non c’è dialogo tra genitori e figli che non si sentono capiti e amati e perciò si chiudono in loro stessi, sentendosi vuoto a perdere.

Canzone: Vuoto a perdere (Noemi)

Sono un’altra da me stessa

sono un vuoto a perdere

sono diventata questa

senza neanche accorgermene

ora sono qui che guardo

che mi guardo crescere la mia cellulite le mie nuove consapevolezze, consapevolezze…

Cel. Curaci con la tua pazienza, Signore e facci sentire sempre infinitamente amati da te, perché possiamo vivere la vita in pienezza.

Canone

 

III Stazione

Gesù cade la prima volta sotto la croce

 

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

 

“Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti” (Is 53, 6).

Gesù sei caduto sotto il peso della croce, sotto il peso dei nostri peccati. Sì, perché il male pesa, punisce, ci toglie la pace, ci toglie la gioia e ci fa rifugiare nelle false situazioni di piacere, nell’alcool e nelle droghe. Signore dacci un orientamento quando noi giovani smarriamo il senso del peccato, amando le trasgressioni, la falsa libertà e la falsa gioia.

         Simbolo: bottiglie 

 

Cel. Signore Gesù, aprici gli occhi, fa’ che vediamo il fango e lo riconosciamo per quello che è; aprici gli occhi Signore Gesù e fa che possiamo sempre scegliere in libertà ciò che è bene da ciò che è male.

Canone

IV Stazione

Gesù incontra Maria sua madre

 

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima». Partì dunque con loro e tornò a Nazareth e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. (Lc 2, 34-35.51)

Le madri sono l’immagine dell’amore. Le madri amano anche quando non vengono amate. Maria è accanto a suo figlio e insieme a lui soffre. Tutti noi, Signore abbiamo bisogno di essere amati con amore di madre. Ma quanto amore sappiamo ricambiare? Facci comprendere Signore, che cosa significa essere genitore, essere madre. Le mamme sono sempre a vegliare sui loro figli, anche a distanza. Facci comprendere che quando noi figli riceviamo un rimprovero o un divieto, veniamo protetti dai pericoli che il mondo nasconde. Quest’orologio è simbolo di tutte le mamme che restano in attesa dei loro figli che rientrano a casa dalle uscite serali.

            Simbolo: orologio da parete

Cel. Signore, insegnaci ad amare con cuore materno quanti ci circondano. Facci diventare riflessi di amore per tutti.

Canone

 

 

V stazione

Gesù è aiutato da Simone di Cirene

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, di nome Simone, e lo costrinsero a portare la croce di lui. Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». (Mt  27, 32; 16, 24)

Gesù è figlio di Dio, ma allo stesso tempo è uomo come noi, prova quindi i nostri stessi sentimenti, le nostre sensazioni. Questa volta, in particolare, sta soffrendo, prova dolore fisico e morale e, come qualsiasi altro uomo che si trova nel dolore, ha bisogno di un aiuto. Questo aiuto gli viene dato da Simone di Cirene. Egli aiuta Gesù e rimane profondamente colpito dal suo modo di sopportare il dolore. Quest’uomo, portando la croce al posto di Gesù, attraverso un gesto che può sembrare insignificante, segue inconsapevolmente l’insegnamento del figlio di Dio e cioè amare il prossimo chiunque egli sia. Gesù si fida e si affida a Simone il Cireneo che lo aiuta a portare il peso del suo dolore.

 Canzone: Mi fido di te (Jovanotti)

 

Cel. Fa Signore che anche io sia affidabile, come Simone di Cirene, perché possa dare il mio aiuto al prossimo e mi lasci travolgere la vita dall’incontro con te.

Canone

 

VI Stazione

La Veronica asciuga e conforta il volto di Gesù

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per potercene compiacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia. (Is 53, 2-3) 

Il tuo volto Gesù è bagnato dal sudore, è rigato dal sangue, è coperto di sputi. Tutti ti osservano ma nessuno ha il coraggio di avvicinarsi a te. Solo una donna esce allo scoperto, si avvicina a te e reca conforto al tuo volto. Quante persone, oggi, sono abbandonate a loro stesse e noi non facciamo altro che essere spettatori senza muovere un dito. Quante volte, anche io Signore, non ho saputo confortare e infondere coraggio a chi ne aveva bisogno, perché magari mi sono fatto scoraggiare dalle più piccole difficoltà.

         Canzone: Il conforto (T. Ferro)

Sarà che piove da luglio
Il mondo che esplode in pianto

Sarà che non esci da mesi
Sei stanco e hai finito i sorrisi soltanto

Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio
E occhi bendati, su un cielo girato di spalle
La pazienza, casa nostra, il contatto, il tuo conforto
Ha a che fare con me
È qualcosa che ha a che fare con me

Cel. Aiutami, Signore, ad imprimere il tuo volto nel cuore di chi ne ha bisogno e donami la forza di essere conforto ai miei compagni, ai miei familiari.

Canone

VII Stazione

Gesù cade la seconda volta

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Tu sei troppo giusto, Signore, perché io possa discutere con te. Ma vorrei solo rivolgerti una parola sulla giustizia. Perché le cose degli empi prosperano? Perché tutti i traditori sono tranquilli?

(Ger 12, 1)

Signore Gesù dopo la seconda caduta, trovi il coraggio e la forza di continuare il Tuo cammino. Aiutami Signore, fammelo capire che le cose materiali non mi danno nessuna gioia: molti di noi giovani, oggi, non sappiamo superare i piccoli ostacoli della vita, non troviamo il vero senso della vita perché non sappiamo staccarci dalle cose inutili per dedicarci solo a quelle davvero importanti.

Simbolo: cellulari e tablet

 

Cel. Ti prego Signore, stammi vicino e aiutami a saper usare gli oggetti, non legarmi il cuore a cose materiali che mi distraggono da te, ma rendimi capace di cose che non passano, perché nel cuore ci siano ideali alti.

Canone

 

 

VIII Stazione

Gesù incontra le donne di Gerusalemme

 

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso quelle donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato… Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?». (Lc 23, 27-29.31)

Le donne che Gesù incontra lungo la via della croce, certo non possono allontanarlo dalla sua morte, ma possono essergli vicino e fargli sentire tutto il loro affetto. Il piccolo gruppo di donne rappresenta tutti noi qui stasera. Tutti noi siamo qui per dimostrare a Gesù il nostro affetto, per offrire a Lui tutte le nostre ansie e le nostre preoccupazioni, ma soprattutto per ringraziarlo per il dono della vita.

Canzone: Che sia benedetta! (F. Mannoia)

 

Cel. Ti prego Signore, aiuta tutti i giovani e soprattutto i nostri compagni, che hanno smarrito la via della fede e fa che possano ritornare a te più gioiosi che mai.

Canone

 

 

IX Stazione

Gesù cade la terza volta.

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. (Is 53, 4-5)

Quante volte, anche noi, siamo vittime del nostro stesso pensiero negativo: non ci rialziamo, non abbiamo parole e persone che ci tendono una mano per risollevarci. Abitiamo l’oscurità della vita, perché nessuno ci offre una scialuppa di salvataggio, una scala verso la luce. Ma è Gesù che sulla croce ci aggancia al cielo: grazie di amarmi così Signore…

Simbolo: piccola scala di legno

Cel. Signore che ami, coloro che chiami a seguirti nella via del Calvario, sostienici con la forza del Tuo Spirito perché non manchino parole e opere buone per rafforzare coloro che sono su strade tortuose e ripide.

Canone

X Stazione

Gesù è spogliato delle vesti.

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

 I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: “Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca”. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. (Gv 19, 23-24)

Gesù, ti sei fatto prendere le vesti senza dire nulla. La nostra reazione dinanzi a ciò è di sdegno e vergogna. Quello dei soldati sembra un gesto a noi molto lontano, ma siamo sicuri di non aver mai fatto nulla di ciò? E’ vero non c’eravamo noi sul Calvario ma quante volte senza nemmeno accorgercene spogliamo gli altri della loro dignità? Lo facciamo ogni qualvolta feriamo nella loro dignità, i piccoli e i deboli, chi scappa dalla guerra e dalla povertà. Allora perché scandalizzarci davanti al gesto dei soldati? Signore Gesù, donaci cuori puri affinché rinasca nel mondo l’amore, l’amore di cui tutti sentiamo tanta nostalgia.

Video e canzone “Non è un film” (F. Mannoia e Frankie HI-NRG)

Cel. Signore, ti prego, fa che questi giovani possano essere consapevoli delle loro vocazione cristiana. Fa che le loro parole non suonino false sulle labbra, ma siano fedeli a ciò che il Cristo comanda: “Amate: come io ho amato voi”.

Canone

 

 

XI Stazione

Gesù è inchiodato alla croce

 

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra.  Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». (Lc 23, 33-34)

Con queste parole, prima di morire, Gesù ancora una volta ci insegna ciò che è davvero importante nella vita: perdonare e fare del bene anche a chi ci ha fatto o ci fa del male. Egli si rivolge al Padre e chiede perdono per coloro che lo hanno crocifisso giustificandoli perché inconsapevoli di quello che stanno facendo. Se Gesù ha perdonato i suoi carnefici, come possiamo noi serbare rancore  e odio verso i nostri fratelli, anche per episodi banali che possono ogni giorno accadere? Rendici capaci Signore, sull’esempio del Figlio tuo, l’innocente, di rispondere con un gesto d’amore ad ogni ingiustizia, perdonando e dimenticando.

Simbolo: pistola e fiore

 

           Cel. Fa Signore che anche io comprenda l’importanza del saper accogliere e perdonare i miei amici, i miei familiari e insegnami a voler bene a tutti indistintamente.

 

Canone

 

 

 

XII Stazione

Gesù muore in croce

 

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

 Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». E Gesù, emesso un alto grido, spirò. (Matteo. 27, 45-46.50)

Gesù hai tanto patito in questa salita al Calvario, ma morire sulla croce tra due ladroni è stata la cosa più strana che ti potesse capitare. Il mio pensiero va alle vittime innocenti della guerra, che sono morte lottando per la pace. Anche tu Gesù sei morto lottando per liberare l’umanità dal male e perdonandoci sei risorto, dimostrando così che l’amore vince anche la morte.

Proiezione immagini con canto “Perché ti amo” (Gen Rosso)

 

Cel. Padre Clementissimo, trasforma i campi di battaglia in vigne verdeggianti, così da poterti offrire frutti graditi di pace. Semina nel cuore dell’uomo la riconciliazione che stronca ogni guerra.

Canone

 

XIII Stazione

Gesù è deposto dalla croce

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

“I Giudei, dato che era il giorno della Preparazione, chiesero a Pilato che venissero spezzate le gambe ai crocifissi e che fossero portati via i cadaveri. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo, poi all’altro che era stato crocifisso con Gesù. Giunti a Gesù vedendolo già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli trafisse il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua.” (Gv 19,31-37)

Tutto è compiuto! Gesù sei morto. Hai tanto sofferto Signore ma morendo così, in questo modo atroce e ingiusto, ci hai dimostrato che chi sa affidare le proprie sofferenze a Dio Padre, riesce a vincerle con forza e speranza. Stasera ti preghiamo, Signore, di sollevare tutti quelli che vivono situazioni di dolore perché sappiano affidarsi a te.

Canzone: Ti vorrei sollevare (Elisa)

Mi hai lasciato senza parole

come una primavera

E questo è un raggio di luce

un pensiero che si riempie di te

E’ l’attimo in cui il sole diventa dorato

e il cuore si fa leggero come l’aria prima che il tempo ci porti via…

ci porti via…

Da qui.

Ti vorrei sollevare

Ti vorrei consolare…

Cel. Ti prego Signore perché nei momenti di difficoltà questi tuoi figli volgano sempre lo sguardo e la mente a te che sei il faro che orienta i passi, il riparo in cui riposare.

Canone

XIV Stazione

Gesù è posto nel sepolcro

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l’altra Maria. (Mt 27, 59-6)

Gesù è deposto nel sepolcro. Tutto sembra finito, sembra che il male sia più forte del bene, ma non è così. La storia non finisce nella delusione della tomba, questo sepolcro custodisce la Vita che non muore. Con la tua risurrezione Gesù, apri a noi la porta del Paradiso e dimostri che l’Amore vince il male.

Video sulla speranza dei giovani

 

Cel. Fa o Signore Gesù che sappiamo rinnovare la nostra vita in te perché anche noi un giorno potremo gioire e godere della luce del tuo volto.

Canone

Recitiamo tutti insieme la

Preghiera di Papa Francesco per il SINODO dei giovani

Signore Gesù, la tua Chiesa in cammino verso il Sinodo volge lo sguardo a tutti i giovani del mondo. Ti preghiamo perché con coraggio prendano in mano la loro vita, mirino alle cose più belle e più profonde e conservino sempre un cuore libero. Accompagnati da guide sagge e generose, aiutali a rispondere alla chiamata che Tu rivolgi a ciascuno di loro, per realizzare il proprio progetto di vita e raggiungere la felicità. Tieni aperto il loro cuore ai grandi sogni e rendili attenti al bene dei fratelli. Come il Discepolo amato, siano anch’essi sotto la Croce per accogliere tua Madre, ricevendola in dono da Te. Siano testimoni della tua Risurrezione e sappiano riconoscerti vivo accanto a loro annunciando con gioia che Tu sei il Signore.

 

Amen

  *a cura dei giovani della comunità di San Rufino

       

Cercare i segni di Colui che viene

Mons. Orazio Francesco Piazza

Carissimi,

siamo all’inizio del nostro cammino di Avvento, un periodo in cui a tutti è data l’opportunità di ritrovarsi nel cuore e rileggere la vita spesso faticosa e complessa, alla luce del grande Dono di Dio trinità: il Figlio che si incarna, uomo tra gli uomini che condivide ogni respiro della nostra comune vita. Solo guardando nell’orizzonte di questo dono è possibile ritrovare, in sé stessi e con gli altri, armonie perdute e, con convinzione, rilanciare rinnovate energie positive che aprono varchi alla speranza.

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Attesi da Qualcuno, Avvento.

Avvento: è già venuto, deve ancora venire.

Viene ancora e  non gli vado incontro.

Ma Egli viene, sulle sue gambe viene da me.

Vieni sempre! Vieni presto…

Se sappiamo che Tu ci attendi, anche nel nostro cuore cresce l’Avvento.

Quando io verrò, lo so:

tu mi vedrai, mi prenderai in braccio e mi porterai lì.

Aspettami sulla Porta, ecco io vengo.

1/12/2017

Luca Caiazzo

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Chiesa di S. Giustino Martire, Levagnole – Mondragone (CE)

Don Pablo Dominguez, un uomo fino in cima


di Luca PellegriniPABLO  – giovedì 8 maggio 2014 
«Alto, amabile e sorridente, una persona alla mano, affabile. Parlava in modo piacevole, semplice, adeguandosi all’uditorio che aveva davanti. Non gli interessava mettersi in mostra ma solo annunciare Cristo. Ci ha detto cose profonde con tanta passione e allegria. E ci fece ridere il giorno in cui affrontò il tema della morte». Questo è il ricordo che sorella Pilar German, in nome delle consorelle del monastero cistercense Nostra Signora della Carità di Tulebras, in Navarra, ha scritto il giorno in cui apprese la morte del sacerdote che soltanto qualche ora prima aveva terminato di dettare l’ultima meditazione per gli esercizi spirituali tenuti alla comunità. Pablo Domínguez Prieto si congedò da loro la domenica del 15 febbraio 2009. Quel pomeriggio, o all’imbrunire, o durante la notte buia, don Pablo cadeva in un precipizio durante la discesa del Moncayo, il monte che domina tutta la valle, diocesi di Tarazona, in Spagna. Cadeva dopo essere salito su quella cima, cadeva per risalire al Cielo. Con Sara, amica di tante scalate. Tutte le riflessioni, le citazioni, le immagini dotte e i racconti popolari che don Pablo ha usato per quel suo ultimo corso di esercizi, pubblicato dall’editrice San Paolo con il titolo Fino alla cima. Testamento spirituale, non possono che essere riletti proprio alla luce di quanto avvenne in quel giorno, che diventa una nuova testimonianza di fede, che fa della stessa morte un misterioso disegno divino perché in essa – come disse il cardinale di Madrid Rouco Varela nell’omelia per le esequie, pubblicata nel volume – «si realizza un eterno disegno di amore che Gesù ha espresso come desiderio e ultima volontà, come preghiera nata dall’amore per i suoi». E “suo” era don Pablo, che questo amore era capace di diffondere, sapendolo unire a un vero entusiasmo nel raccontare le sue esperienze di fede.Proprio della morte aveva parlato, creando non poco stupore tra le monache: «Se pensiamo alla morte, alla morte come porta per la Vita, uno desidera morire quanto prima! Ma che dobbiamo fare? Dobbiamo aspettare, avere pazienza! Non tutto può essere immediato! Siate serene, aspettate e cercate il Signore». Don Pablo non dovette aspettare molto. Ma i suoi quarantadue anni li ha vissuti intensamente, sempre disponibile all’incontro, come pastore, predicatore e professore di Filosofia nella Facoltà di Teologia San Damaso. Lo rivelano le persone che lo hanno conosciuto e che si sono fatte intervistare nel documentario girato dal regista e attore spagnolo Juan Manuel Cotelo L’ultima cima (qui il TRAILER), che l’Associazione cattolica esercenti cinema mette a disposizione delle sale della comunità come ottimo sussidio pastorale. Rivelatrici sono le parole dello stesso Cotelo che racconta come ha scoperto Pablo e cosa l’ha colpito di lui E come diventa oggi “rivoluzionario” parlare in un film di un sacerdote bravo, allegro, amato dalla gente, carismatico, che rivela di avere una devozione speciale per san Giovanni «perché tutto ciò che dice è di una freschezza meravigliosa. Vedeva le cose con una vivacità particolare». Proprio come don Pablo, che riesce appunto a vivacizzare ogni suo pensiero traendo immagini e racconti dalla storia, dalla filosofia, dalla letteratura, dall’aneddotica, e anche dal cinema: cita Händel e Frossard, Cicerone, Pelagio e Tommaso da Kempis, Goethe e il film catastrofico L’inferno di cristallo, il cardinale Van Thuân e i santi Luigi Maria de Monfort e Giovanni Paolo II, il beato Karl Leisner e il gesuita Padre Luli.«Le interviste raccolte dal regista del film dimostrano che Pablo accumulava speranza, coraggio, compagnia, per trafficarli come beni preziosi – scrive Arianna Prevedello nella scheda pastorale che accompagna la pellicola –. In essi egli trovava anche la luce della ragione, quella che lui chiamava la “ragionevolezza della fede”, che aveva sperimentato nello studio e nell’applicazione della filosofia e della teologia. L’invito di don Pablo, e di questo film, è diretto senza scorciatoie: dove sei? per cosa batte il tuo cuore? per cosa trovi il tempo? dove vorresti morire?». Le risposte le troviamo in quelle pagine, in quella vita, su quella montagna. E molte, nell’incontro che avverrà.

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