“communitas”: relazioni in Dio

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Meditazione informale per chi “cammina in gruppo”

Con Chi viaggio?

Pista di riflessione per gli animatori.

 

Possiamo iniziare a dire prima di tutto cosa significa oggi il termine persona e cosa significava originariamente, partendo dall’etimologia: “per  – sum”, dal latino: io sono (esisto) per… “Esse ad alium”: esistere, essere, per un altro. Oppure, seguendo il significato greco, lo facciamo derivare da “persu”, di origine etrusca, cioè la maschera per interpretare un certo tipo di attore, insomma un significato di “personificare”, parlare attraverso, interpretare.

Oggi siamo convinti di ciò che le teorie personalistiche ci dicono con fierezza:  è persona un individuo con una propria identità che riesce ad affermare se stesso solo se in relazione con un altro. Parto da questo presupposto importante: essere per gli altri. Camminare è condividere il passo, non si può pensare ad un cammino solitario, distaccato, isolato e “personale” (questa volta nel senso di “privato”).

Il cammino, il viaggio è sempre una questione interpersonale e di scambio relazionale: perciò ha senso la domanda “Con chi viaggio?”. Non possiamo giustificarci dicendo “Ma allora gli eremiti? Stanno sbagliando? Ma allora non posso fare qualcosa per me? Non ho libertà di camminare da solo?” Smontiamo questi pensieri dicendo che la vita è prima di tutto un cammino che si condivide con un altro. Ogni percorso fatto insieme, porta a verità: al confronto, all’interesse, al decentramento, alla speranza. L’altro è per me una speranza: se sono stanco di portare il peso del mio bagaglio, posso contare su un altro che mi da il cambio, e lui su di me.

Forse non è chiaro: noi siamo, prima di essere dei singoli, delle relazioni. L’altro è il mio mondo, è il mio specchio, è la realtà che mi circonda. Da solo sono un vagabondo, con gli altri un viaggiatore.

Questo tempo storico che viviamo è caduto come vittima di un individualismo cieco: io esisto, mi basto a me stesso e gli altri sono nemici da combattere, se sono amici… bene, ma prima di tutto “io”. È così sempre: a scuola, “Pensa a te, fatti gli affari tuoi”… a casa “Questa è la mia vita, che ne sapete voi”, con gli amici “Stai attento a come parli, se parlo io ti finisco per le cose che so di te”. L’altro è una risorsa sprecata… non esiste più quella relazione autentica di scambio, dove il mio interesse si intreccia al tuo, il mio desiderio diventa  il nostro sogno, o meglio, viceversa!

È cosi?… Dico fesserie?

Provate a pensare a questa immagine:

Secondo molti, ragione e fede, natura e Grazia, si contrappongono e sono opposti: mente e cuore, messi di contro sono la sintesi. Sappiamo che questo è il ragionamento degli stolti…

Ora c’è chi fa ancora queste differenze “Il cuore mi dice di andare, ma il cervello mi fa capire che devo restare”… Cosa significa? Si è persa un’armonia necessaria, e anche nei rapporti viviamo questo dislivello, divario tra il mio “io” e il “tu”, a partire da me.            Giudichiamo l’altro a partire da noi stessi… l’altro, per dirla come Sartre, è il mio Inferno. Eppure Dio è relazione (…Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato), la Trinità è un’armonia perfetta che non riusciamo a capire, ma sta di fatto che Dio è Uno e Trino, c’è relazione tra le persone divine (Dio Padre- Dio Figlio- Dio Spirito), unite nella sostanza… non dilunghiamoci, è difficile da capire… ma questo esempio ci fa affermare come non può esistere un cristiano che crede da solo.

Noi siamo Chiesa.

Con Chi viaggio? Sicuramente non posso viaggiare da solo, per chi fa l’esperienza di Dio, la Chiesa è la compagna di viaggio. Ma non possiamo essere vaghi, è la comunità la compagnia del Viaggio.

Certamente a noi sarebbe comodo camminare (ci immaginiamo il cammino di fede come un’escursione in montagna, ma non è sempre così!) con due o tre amici, persone che conosco, stimo, amo per i loro pregi, so che sono persone generose, accoglienti, sempre disponibili, ben fornite di pazienza, di altruismo ecc… Camminare con/nella comunità è molto differente:

Ci sono tante persone, anche se sono soltanto 20, ognuno ha fatto un’esperienza (di vita!) diversa, ognuno ha un passato, ognuno una storia, le differenze si notano, i passi sono lenti in alcuni, il fiatone viene ai più vecchi, e la noia ai più giovani, siamo distanti. È questa la sfida della parrocchia: camminare e fare strada, condividere il viaggio…

Integrare le diversità, vedere l’altro (uno per volta, si ama una persona per volta), come una ricchezza, non uno che mi “secca”, ma una persona che mi santifica: se mi corregge, io miglioro, se racconta di se, io mi apro, diventiamo come vasi comunicanti, anche se ognuno mantiene la propria forma…

La compagnia della fede funziona così: perdere la propria idea, le proprie volontà, fare il vuoto per dare un posto anche all’altro. Integrare l’altro è fare delle scelte che mettono chiaramente in discussione anche le mie sicurezze. Ovviamente ci vien presto la voglia di abbandonare il cammino, perché a queste condizioni è tutto più complicato… ma Agostino ci avverte: “Coraggio! È meglio uno zoppo sulla strada che un corridore fuori strada!”. Con chi viaggio? Provo a rispondere a titolo molto personale, facendo riferimento alla mia vita e alla mia esperienza di Dio: io viaggio con voi, con la comunità parrocchiale, nel gruppo, accompagnato dalla Chiesa. In questa compagnia dobbiamo prevedere la presenza speciale della preghiera e dei sacramenti, dunque è necessario un padre spirituale che sia anche sacerdote.

Anche i  sacramenti parlano al plurale, alla comunità: il Battesimo è inserire un figlio nel corpo mistico del Signore, nella Chiesa. La Comunione al Corpo e Sangue del Signore è nutrirsi alla stessa tavola, tutti mangiano lo stesso cibo, tutti traggono forza dall’Eucarestia. La Confermazione è considerare la propria vita come un annuncio maturo della fede, nella comunità ecclesiale, e rimanervi!

Matrimonio, Ordine Sacro: servire l’uomo, servire Dio, servire l’amore… non pensare più solo a se stessi, ma vivere il servizio verso la propria moglie, il marito, il popolo di Dio.

Riconciliazione e Unzione: dire grazie per il bene ricevuto e perdono per i peccati commessi… verso l’altro, verso se stessi, verso Dio.

Nella Chiesa non esiste la prima persona singolare, esiste solo il plurale, e tutto si coniuga al “Noi”.

Ultima sicurezza: Gesù.

Gesù non era un uomo solitario sebbene si ritirasse spesso in preghiera. Gesù è il Dio compagno dell’uomo. Amico, maestro e confidente. Amico con Lazzaro, Giovanni, Matteo… e quanti altri! Maestro con la folla, di nascosto con Nicodemo, uomo importante del Sinedrio. Confidente con Pietro, Giacomo, Giovanni… e con quella donna poco affidabile al pozzo di Sichem.

La vita di Cristo è il nostro punto di arrivo, il nostro percorso da seguire e la nostra aspirazione più grande. Diventiamo compagni di viaggio, assetati dell’altro …

 

Buon cammino.

 

Luca

 

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