Via Crucis dei giovani di San Rufino “Le note dell’Amore”

 

Via Crucis dei giovani- Parrocchia di San Rufino vescovo

“Le note dell’Amore”

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C: Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo

T: Amen

Introduzione

Attraverso la meditazione di questa sera, i giovani di questa comunità compiono un piccolo passo verso il Sinodo sui “Giovani, la fede e il discernimento vocazionale”: questa via crucis, infatti, è stata preparata secondo lo stile proprio che ci rappresenta, nel linguaggio di gesti, canzoni e simboli della nostra realtà giovanile. È vero che la vita dei giovani che seguono Cristo ha una marcia in più, ma non possiamo trattenere per noi e nascondere questa vitalità del Vangelo, seguire Gesù è portare a tutti la sua buona notizia. Poiché anche il Papa ha detto: “Il Sinodo è il momento di tutti i giovani! I giovani sono i protagonisti. “Ma anche i giovani che si sentono agnostici?”. Sì! “Anche i giovani che hanno la fede tiepida?”. Sì! “Anche i giovani che sono lontani dalla Chiesa?”. Sì! “Anche i giovani che – non so se c’è qualcuno… forse ci sarà qualcuno – i giovani che si sentono atei?”. Sì! Questo è il Sinodo dei giovani, e noi tutti vogliamo ascoltarci. Ogni giovane ha qualcosa da dire agli altri, ha qualcosa da dire agli adulti, ha qualcosa da dire ai preti, alle suore, ai vescovi e al Papa! Tutti abbiamo bisogno di ascoltare voi”.

Ecco perché abbiamo ascoltato il nostro cuore, abbiamo osservato le situazioni che ognuno di noi vive, di come Dio si rivolge a noi anche attraverso le parole quotidiane di ogni nostro giorno e, pure attraverso le canzoni che ci fanno andare avanti, che ci danno speranza e che custodiamo nei nostri diari, parole che danno il ritmo alle nostre giornate, note d’amore impastate di fede e di paure, di entusiasmi e piccole vittorie, ma anche di fallimenti e morte: ricordando che quando passa Dio, non sempre ce ne accorgiamo.

Speriamo di poter avvicinarci con questa meditazione delle stazioni della via dolorosa del Signore, anche alle tante croci dei nostri giovani… al termine della via crucis vi sarà data una preghiera: contiamo su voi adulti, pregate ogni giorno perché il Sinodo sia l’inizio di una rinnovata esperienza ecclesiale per i giovani di tutto il mondo, perché laddove la Chiesa non parla ai giovani, non parla di fatto a nessuno. Il futuro delle nostre comunità deve camminare sulle nostre gambe, sosteneteci con la preghiera e abbiate più fiducia in noi.

Canone ( si ripete ad ogni stazione)

I Stazione

Gesù è condannato a morte

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Disse loro Pilato: “Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?”. Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli aggiunse: “Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: “Sia Crocifisso!”.   Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso. (Mt 27, 22-23.26)

 

Video su episodi quotidiani di bullismo

 

Signore, troppe volte siamo immediati nel condannare, lo facciamo con facilità! Come è facile giudicare gli altri. Tu hai scelto di stare dalla parte dei vinti, dei condannati e hai lasciato a noi la libertà di scegliere da che parte stare. Hai lasciato che liberamente scegliessimo di rispettare i tuoi comandamenti e decidere se fare il bene o il male. Sei venuto sulla terra per dimostrarci il tuo amore, un amore sconfinato che supera ogni limite tanto da donare la tua stessa vita per affermare questo amore.

 

Cel. Fa che anche noi Signore, impariamo ad amare in modo intenso e sincero quanti incontriamo sulla nostra strada e aiutaci a prendere coraggiosamente posizione verso i fratelli indifesi.

         Canone

 

II Stazione

Gesù è caricato della croce

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve, re dei Giudei!». E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. (Mt 27, 27-31)

Gesù dopo essere stato condannato deve portare tutto da solo una croce. Anche se intorno a lui ci sono moltissime persone, lui è solo proprio come molti di noi giovani oggi. In molte famiglie infatti, non c’è dialogo tra genitori e figli che non si sentono capiti e amati e perciò si chiudono in loro stessi, sentendosi vuoto a perdere.

Canzone: Vuoto a perdere (Noemi)

Sono un’altra da me stessa

sono un vuoto a perdere

sono diventata questa

senza neanche accorgermene

ora sono qui che guardo

che mi guardo crescere la mia cellulite le mie nuove consapevolezze, consapevolezze…

Cel. Curaci con la tua pazienza, Signore e facci sentire sempre infinitamente amati da te, perché possiamo vivere la vita in pienezza.

Canone

 

III Stazione

Gesù cade la prima volta sotto la croce

 

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

 

“Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti” (Is 53, 6).

Gesù sei caduto sotto il peso della croce, sotto il peso dei nostri peccati. Sì, perché il male pesa, punisce, ci toglie la pace, ci toglie la gioia e ci fa rifugiare nelle false situazioni di piacere, nell’alcool e nelle droghe. Signore dacci un orientamento quando noi giovani smarriamo il senso del peccato, amando le trasgressioni, la falsa libertà e la falsa gioia.

         Simbolo: bottiglie 

 

Cel. Signore Gesù, aprici gli occhi, fa’ che vediamo il fango e lo riconosciamo per quello che è; aprici gli occhi Signore Gesù e fa che possiamo sempre scegliere in libertà ciò che è bene da ciò che è male.

Canone

IV Stazione

Gesù incontra Maria sua madre

 

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima». Partì dunque con loro e tornò a Nazareth e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. (Lc 2, 34-35.51)

Le madri sono l’immagine dell’amore. Le madri amano anche quando non vengono amate. Maria è accanto a suo figlio e insieme a lui soffre. Tutti noi, Signore abbiamo bisogno di essere amati con amore di madre. Ma quanto amore sappiamo ricambiare? Facci comprendere Signore, che cosa significa essere genitore, essere madre. Le mamme sono sempre a vegliare sui loro figli, anche a distanza. Facci comprendere che quando noi figli riceviamo un rimprovero o un divieto, veniamo protetti dai pericoli che il mondo nasconde. Quest’orologio è simbolo di tutte le mamme che restano in attesa dei loro figli che rientrano a casa dalle uscite serali.

            Simbolo: orologio da parete

Cel. Signore, insegnaci ad amare con cuore materno quanti ci circondano. Facci diventare riflessi di amore per tutti.

Canone

 

 

V stazione

Gesù è aiutato da Simone di Cirene

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, di nome Simone, e lo costrinsero a portare la croce di lui. Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». (Mt  27, 32; 16, 24)

Gesù è figlio di Dio, ma allo stesso tempo è uomo come noi, prova quindi i nostri stessi sentimenti, le nostre sensazioni. Questa volta, in particolare, sta soffrendo, prova dolore fisico e morale e, come qualsiasi altro uomo che si trova nel dolore, ha bisogno di un aiuto. Questo aiuto gli viene dato da Simone di Cirene. Egli aiuta Gesù e rimane profondamente colpito dal suo modo di sopportare il dolore. Quest’uomo, portando la croce al posto di Gesù, attraverso un gesto che può sembrare insignificante, segue inconsapevolmente l’insegnamento del figlio di Dio e cioè amare il prossimo chiunque egli sia. Gesù si fida e si affida a Simone il Cireneo che lo aiuta a portare il peso del suo dolore.

 Canzone: Mi fido di te (Jovanotti)

 

Cel. Fa Signore che anche io sia affidabile, come Simone di Cirene, perché possa dare il mio aiuto al prossimo e mi lasci travolgere la vita dall’incontro con te.

Canone

 

VI Stazione

La Veronica asciuga e conforta il volto di Gesù

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per potercene compiacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia. (Is 53, 2-3) 

Il tuo volto Gesù è bagnato dal sudore, è rigato dal sangue, è coperto di sputi. Tutti ti osservano ma nessuno ha il coraggio di avvicinarsi a te. Solo una donna esce allo scoperto, si avvicina a te e reca conforto al tuo volto. Quante persone, oggi, sono abbandonate a loro stesse e noi non facciamo altro che essere spettatori senza muovere un dito. Quante volte, anche io Signore, non ho saputo confortare e infondere coraggio a chi ne aveva bisogno, perché magari mi sono fatto scoraggiare dalle più piccole difficoltà.

         Canzone: Il conforto (T. Ferro)

Sarà che piove da luglio
Il mondo che esplode in pianto

Sarà che non esci da mesi
Sei stanco e hai finito i sorrisi soltanto

Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio
E occhi bendati, su un cielo girato di spalle
La pazienza, casa nostra, il contatto, il tuo conforto
Ha a che fare con me
È qualcosa che ha a che fare con me

Cel. Aiutami, Signore, ad imprimere il tuo volto nel cuore di chi ne ha bisogno e donami la forza di essere conforto ai miei compagni, ai miei familiari.

Canone

VII Stazione

Gesù cade la seconda volta

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Tu sei troppo giusto, Signore, perché io possa discutere con te. Ma vorrei solo rivolgerti una parola sulla giustizia. Perché le cose degli empi prosperano? Perché tutti i traditori sono tranquilli?

(Ger 12, 1)

Signore Gesù dopo la seconda caduta, trovi il coraggio e la forza di continuare il Tuo cammino. Aiutami Signore, fammelo capire che le cose materiali non mi danno nessuna gioia: molti di noi giovani, oggi, non sappiamo superare i piccoli ostacoli della vita, non troviamo il vero senso della vita perché non sappiamo staccarci dalle cose inutili per dedicarci solo a quelle davvero importanti.

Simbolo: cellulari e tablet

 

Cel. Ti prego Signore, stammi vicino e aiutami a saper usare gli oggetti, non legarmi il cuore a cose materiali che mi distraggono da te, ma rendimi capace di cose che non passano, perché nel cuore ci siano ideali alti.

Canone

 

 

VIII Stazione

Gesù incontra le donne di Gerusalemme

 

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso quelle donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato… Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?». (Lc 23, 27-29.31)

Le donne che Gesù incontra lungo la via della croce, certo non possono allontanarlo dalla sua morte, ma possono essergli vicino e fargli sentire tutto il loro affetto. Il piccolo gruppo di donne rappresenta tutti noi qui stasera. Tutti noi siamo qui per dimostrare a Gesù il nostro affetto, per offrire a Lui tutte le nostre ansie e le nostre preoccupazioni, ma soprattutto per ringraziarlo per il dono della vita.

Canzone: Che sia benedetta! (F. Mannoia)

 

Cel. Ti prego Signore, aiuta tutti i giovani e soprattutto i nostri compagni, che hanno smarrito la via della fede e fa che possano ritornare a te più gioiosi che mai.

Canone

 

 

IX Stazione

Gesù cade la terza volta.

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. (Is 53, 4-5)

Quante volte, anche noi, siamo vittime del nostro stesso pensiero negativo: non ci rialziamo, non abbiamo parole e persone che ci tendono una mano per risollevarci. Abitiamo l’oscurità della vita, perché nessuno ci offre una scialuppa di salvataggio, una scala verso la luce. Ma è Gesù che sulla croce ci aggancia al cielo: grazie di amarmi così Signore…

Simbolo: piccola scala di legno

Cel. Signore che ami, coloro che chiami a seguirti nella via del Calvario, sostienici con la forza del Tuo Spirito perché non manchino parole e opere buone per rafforzare coloro che sono su strade tortuose e ripide.

Canone

X Stazione

Gesù è spogliato delle vesti.

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

 I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: “Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca”. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. (Gv 19, 23-24)

Gesù, ti sei fatto prendere le vesti senza dire nulla. La nostra reazione dinanzi a ciò è di sdegno e vergogna. Quello dei soldati sembra un gesto a noi molto lontano, ma siamo sicuri di non aver mai fatto nulla di ciò? E’ vero non c’eravamo noi sul Calvario ma quante volte senza nemmeno accorgercene spogliamo gli altri della loro dignità? Lo facciamo ogni qualvolta feriamo nella loro dignità, i piccoli e i deboli, chi scappa dalla guerra e dalla povertà. Allora perché scandalizzarci davanti al gesto dei soldati? Signore Gesù, donaci cuori puri affinché rinasca nel mondo l’amore, l’amore di cui tutti sentiamo tanta nostalgia.

Video e canzone “Non è un film” (F. Mannoia e Frankie HI-NRG)

Cel. Signore, ti prego, fa che questi giovani possano essere consapevoli delle loro vocazione cristiana. Fa che le loro parole non suonino false sulle labbra, ma siano fedeli a ciò che il Cristo comanda: “Amate: come io ho amato voi”.

Canone

 

 

XI Stazione

Gesù è inchiodato alla croce

 

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra.  Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». (Lc 23, 33-34)

Con queste parole, prima di morire, Gesù ancora una volta ci insegna ciò che è davvero importante nella vita: perdonare e fare del bene anche a chi ci ha fatto o ci fa del male. Egli si rivolge al Padre e chiede perdono per coloro che lo hanno crocifisso giustificandoli perché inconsapevoli di quello che stanno facendo. Se Gesù ha perdonato i suoi carnefici, come possiamo noi serbare rancore  e odio verso i nostri fratelli, anche per episodi banali che possono ogni giorno accadere? Rendici capaci Signore, sull’esempio del Figlio tuo, l’innocente, di rispondere con un gesto d’amore ad ogni ingiustizia, perdonando e dimenticando.

Simbolo: pistola e fiore

 

           Cel. Fa Signore che anche io comprenda l’importanza del saper accogliere e perdonare i miei amici, i miei familiari e insegnami a voler bene a tutti indistintamente.

 

Canone

 

 

 

XII Stazione

Gesù muore in croce

 

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

 Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». E Gesù, emesso un alto grido, spirò. (Matteo. 27, 45-46.50)

Gesù hai tanto patito in questa salita al Calvario, ma morire sulla croce tra due ladroni è stata la cosa più strana che ti potesse capitare. Il mio pensiero va alle vittime innocenti della guerra, che sono morte lottando per la pace. Anche tu Gesù sei morto lottando per liberare l’umanità dal male e perdonandoci sei risorto, dimostrando così che l’amore vince anche la morte.

Proiezione immagini con canto “Perché ti amo” (Gen Rosso)

 

Cel. Padre Clementissimo, trasforma i campi di battaglia in vigne verdeggianti, così da poterti offrire frutti graditi di pace. Semina nel cuore dell’uomo la riconciliazione che stronca ogni guerra.

Canone

 

XIII Stazione

Gesù è deposto dalla croce

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

“I Giudei, dato che era il giorno della Preparazione, chiesero a Pilato che venissero spezzate le gambe ai crocifissi e che fossero portati via i cadaveri. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo, poi all’altro che era stato crocifisso con Gesù. Giunti a Gesù vedendolo già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli trafisse il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua.” (Gv 19,31-37)

Tutto è compiuto! Gesù sei morto. Hai tanto sofferto Signore ma morendo così, in questo modo atroce e ingiusto, ci hai dimostrato che chi sa affidare le proprie sofferenze a Dio Padre, riesce a vincerle con forza e speranza. Stasera ti preghiamo, Signore, di sollevare tutti quelli che vivono situazioni di dolore perché sappiano affidarsi a te.

Canzone: Ti vorrei sollevare (Elisa)

Mi hai lasciato senza parole

come una primavera

E questo è un raggio di luce

un pensiero che si riempie di te

E’ l’attimo in cui il sole diventa dorato

e il cuore si fa leggero come l’aria prima che il tempo ci porti via…

ci porti via…

Da qui.

Ti vorrei sollevare

Ti vorrei consolare…

Cel. Ti prego Signore perché nei momenti di difficoltà questi tuoi figli volgano sempre lo sguardo e la mente a te che sei il faro che orienta i passi, il riparo in cui riposare.

Canone

XIV Stazione

Gesù è posto nel sepolcro

G: Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo

Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l’altra Maria. (Mt 27, 59-6)

Gesù è deposto nel sepolcro. Tutto sembra finito, sembra che il male sia più forte del bene, ma non è così. La storia non finisce nella delusione della tomba, questo sepolcro custodisce la Vita che non muore. Con la tua risurrezione Gesù, apri a noi la porta del Paradiso e dimostri che l’Amore vince il male.

Video sulla speranza dei giovani

 

Cel. Fa o Signore Gesù che sappiamo rinnovare la nostra vita in te perché anche noi un giorno potremo gioire e godere della luce del tuo volto.

Canone

Recitiamo tutti insieme la

Preghiera di Papa Francesco per il SINODO dei giovani

Signore Gesù, la tua Chiesa in cammino verso il Sinodo volge lo sguardo a tutti i giovani del mondo. Ti preghiamo perché con coraggio prendano in mano la loro vita, mirino alle cose più belle e più profonde e conservino sempre un cuore libero. Accompagnati da guide sagge e generose, aiutali a rispondere alla chiamata che Tu rivolgi a ciascuno di loro, per realizzare il proprio progetto di vita e raggiungere la felicità. Tieni aperto il loro cuore ai grandi sogni e rendili attenti al bene dei fratelli. Come il Discepolo amato, siano anch’essi sotto la Croce per accogliere tua Madre, ricevendola in dono da Te. Siano testimoni della tua Risurrezione e sappiano riconoscerti vivo accanto a loro annunciando con gioia che Tu sei il Signore.

 

Amen

  *a cura dei giovani della comunità di San Rufino

       

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Attesi da Qualcuno, Avvento.

Avvento: è già venuto, deve ancora venire.

Viene ancora e  non gli vado incontro.

Ma Egli viene, sulle sue gambe viene da me.

Vieni sempre! Vieni presto…

Se sappiamo che Tu ci attendi, anche nel nostro cuore cresce l’Avvento.

Quando io verrò, lo so:

tu mi vedrai, mi prenderai in braccio e mi porterai lì.

Aspettami sulla Porta, ecco io vengo.

1/12/2017

Luca Caiazzo

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Chiesa di S. Giustino Martire, Levagnole – Mondragone (CE)

Questo bisogno di vedere un papa. Benedetto XVI e la curiosità del mondo circa la sua presenza orante.

Penso siano attuali e legittimamente comparabili al papa emerito Benedetto XVI le espressioni che furono di Paolo VI sulla privacy e riservatezza del Papa all’interno delle mura leonine: «C’è stato l’Angelus alla finestra. Non mi sono sentito di affacciarmi a quella del terzo piano, dove apparivano i Papi Pio e Giovanni; avrei forse lasciato cadere questo singolare dialogo con la Piazza San Pietro; ma essa era piena di gente, di fedeli anzi, che attendevano: immenso e commovente spettacolo. Ma che è questo bisogno di vedere un Uomo? “siamo diventati spettacolo”! è segno, simbolo. “Non per noi Signore”!», queste parole cariche di pacata discrezione e prive di qualsiasi spettacolarizzazione, furono riportate da Mons. Macchi (segretario particolare di Montini) in un memoriale dedicato al Papa Paolo VI, dopo la sua morte.

Ancora fake news e rispettive smentite da oltretevere sulla salute di Benedetto, ed anche oggi Mons. Ganswein (al margine di una presentazione a cura della Prefettura della Casa Pontificia)  ha dovuto smentire quella celebre frasetta che gli è stata attribuita ormai da molti mesi e che asserisce alla salute di un uomo di 90 anni che si starebbe “spegnendo come una candela”, smentita più volte dal Prefetto della Casa Pontificia, conquilino del Monastero Mater Ecclesiae e segretario del papa emerito.

Ma perché tentare di estorcere curiosità e pettegolezzi sulla vita orante e nascosta al mondo del papa emerito? Anche sui social è balzata più volte questa “non notizia” e molti siti cattolici e filo-vaticanisti hanno rimarcato (soprattutto nel mondo anglofono) la possibilità che il papa emerito fosse molto malato e costretto a non poter nemmeno più celebrare la S. Messa.

Joseph Ratzinger è “un uomo con gli acciacchi dell’età – un po’ malfermo, qualche problema di vista – ma nulla di più”: queste le testuali parole di chi lo ha incontrato ultimamente, di chi ha potuto visitarlo nei giardini vaticani, quando ritualmente il “monaco” Benedetto passeggia per recitare il S.Rosario in compagnia dell’arcivescovo prefetto.

Molti hanno fomentato la fake news e soltanto l’imminenza di un tweet di Greg Burke ha placato l’irruenza mediatica sul riposo spirituale che vive Ratzinger da quando ha deciso di ritirarsi in preghiera e lasciare il Pontificato.

Su Avvenire, Guido Mocellin ha riflettuto sulla potenza mediatica che costringe personaggi che vogliono smettere di stare sulla scena pubblica, a ritornarci anche contro la propria volontà di persone di “una certa età”. Sono vari i casi simili a questo. Ma qui parliamo di un uomo che ha lasciato il ministero attivo, per ritirarsi sul monte, per immergersi nell’orazione, per godersi (con gli acciacchi e le problematiche dell’età) la presenza del Signore nel riposo quotidiano. Insomma perché il mondo vuole sapere ancora qualcosa su Benedetto che vive in privato? Perché questa curiosità si fonda solo sul pettegolezzo infondato?

burketwitter

Immagine tratta dal profilo Twitter del portavoce vaticano Greg Burke

Forse è di per sé attraente l’immagine di umiltà che infonde la figura del padre Benedetto. 90 anni ed un’immenso silenzio orante, oltre 65 anni di sacerdozio, quasi 70 anni di ricerca teologica per cooperare, collaborare alla Verità, a servizio della gioia del cristiano. Un intellettuale fine ed elegante, un coerente bastione dell’Occidente che ha difeso e scandagliato con la sua intelligenza le ragioni di un’Europa che ha ancora radici solide da custodire: già quel nome scelto il 19 aprile 2005, Benedetto… patrono d’Europa. Il mondo cerca, anche attraverso “fake news spirituali”di capire il senso di un ritiro così impressionante, il sommo Pontefice, che nel pieno del suo lavoro… rimette il mandato nelle mani dei cardinali per dedicarsi all’ascesi, e conservare le poche forze per la Chiesa del chiostro, la Chiesa che prega e offre con la presenza silenziosa… come si fa nel mondo della clausura. Forse una placida risposta ce la da un’omelia dell’allora cardinale Ratzinger, tenuta a Pentling[1] in occasione dell’inaugurazione del campanile: «il campanile, anche se è piccolo come un modesto, timido indice, ci parla di tutt’altra altezza, di un’altezza che non si può raggiungere col cemento e neanche con i razzi; di un’altezza che si può raggiungere solo con il cuore, di un’altezza che si chiama Dio», un’altezza che anche i potenti che risiedono nei grattacieli, ammirano e ricercano in un uomo che vive all’ombra del Cupolone.

Luca Caiazzo

[1]  “Le omelie di Pentling”: una raccolta di dieci “perle”, dieci omelie inedite che l’allora Cardinale Ratzinger, oggi Papa emerito Benedetto XVI, pronunciò negli anni Ottanta e Novanta nella chiesetta di San Giovanni a Pentling, paesino alle porte di Ratisbona, durante i periodi estivi delle sue vacanze.

ALLA RICERCA DI UN VOLTO #DiarioGmg

GIOVANI VERSO CRACOVIA:

«Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7)

di Luca Caiazzo

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Per un giovane, il viaggio è sempre immagine di qualcosa di più grande: il cammino si fa strada, il passo diventa decisione, lo zaino è la sua storia e i compagni di viaggio sono testimoni del suo andare; la giusta direzione è segnata da quel fiume di giovani che, con gioia trascinante, indicano la meta desiderata: Gesù, colui che ti dà la pienezza. Siamo a pochi passi dalla XXXI Giornata Mondiale della Gioventù, verso la terra di quell’uomo “venuto da lontano”, la Polonia.

I nostri ragazzi hanno attraversato diverse tappe preparatorie, iniziate già nell’aprile 2015 con l’accoglienza del Crocifisso di S. Damiano e della Vergine Lauretana nella nostra diocesi:  i simboli degli italiani che hanno viaggiato luingo tutta la penisola, toccati dall’entusiasmo e dalla fede di coloro che con decisione hanno pensato di venire all’Incontro internazionale dei giovani, nel Paese della Divina Misericordia. In quell’occasione riecheggiarono nel cuore di ognuno queste parole, prese dal tema della Peregrinatio: “Pensavamo di essere turisti e ci siamo scoperti pellegrini”, dalla nostra diocesi, dalle varie città partiranno circa 60 giovani, guidati da don Nando Iannotta direttore della pastorale Giovanile e da altri sacerdoti, sarà presente anche il Vescovo. I tanti momenti di preghiera, le veglie diocesane, gli incontri per conoscerci sono state le tessere di un mosaico che figurano l’opera di un Incontro attraverso nuove amicizie, momenti attraverso i quali ognuno si è arricchito della testimonianza di vita dell’altro. La tappa culminante del percorso formativo è stata la giornata del 12 giugno a Pozzuoli, Giornata Regionale dei giovani, un percorso guidato nei luoghi di Paolo, dove secondo gli Atti degli Apostoli sarebbe sbarcato diretto verso Roma, in direzione del suo martirio. Un mix di emozioni ed attese abitano il cuore dei ragazzi verso Cracovia, abbiamo raccolto alcune testimonianze tra i nostri giovani che parteciperanno a questo incontro, fortemente voluto da Papa Francesco, nel Giubileo della Misericordia: Continua a leggere

Ricordando “il dono”: don Angelo sacerdote.

2016-06-28 14.56.21Caro don Angelo,

siccome nessuno può vivere di soli ricordi passati, cerco di fare memoria, attraverso la mia reminescenza, del giorno della tua Ordinazione Sacerdotale, una data di partenza, un giorno di Grazia anche per la mia storia personale: era il 29 Giugno 2011.

È la memoria grata di un dono ricevuto!

Mio unico fine è far partecipe la tua comunità, le persone che attraversano la tua vocazione, la tua famiglia, i nostri amici, la Chiesa diocesana, di quei sentimenti, non solo emotivamente significativi, che albergavano nei nostri cuori nei giorni di preparazione al grande dono del tuo sacerdozio e di quella gioia traboccante che invase la nostra amata novecentenaria Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di Sessa Aurunca.

Ricordo il tuo volto e le tue mani. Un viso che significava il volto di Cristo, solcato dalla intrepida voglia di unirti a Lui, mani che erano configurate a quelle di Cristo e di tutta la Chiesa. Accompagnarti con l’amicizia, e con i piccoli impegni, verso la grande giornata di mercoledì 29 giugno 2011 è stato per me un privilegio spirituale altissimo, una vera testimonianza di quello che è il sacerdote “Alter Christus” per il popolo di Dio, un confermare la mia fede ed un ancorare la mia speranza sulla roccia forte della Chiesa. Ricorreva il LX anniversario di ordinazione sacerdotale del Papa Benedetto XVI, ed io so quanto è grande la stima e quanto forte è la gratitudine che don Angelo prova per il Papa emerito, sentimento che nutro anch’io, e che si fonda sulla condivisione generale di quello che è il motto episcopale di Ratzinger “Cooperatores Veritatis”, collaboratori della Verità, per dirla con San Paolo “non padroni della vostra fede, ma collaboratori della vostra gioia” (cfr 2Cor 1,24). Al ricordo dell’ordinazione del Sommo Pontefice, si inserisce anche la memoria di quel caldo pomeriggio di giugno quando il Vescovo, Mons. Antonio Napoletano che da qualche giorno era costretto a stare a letto per un virus, riebbe le forze per scendere in Cattedrale e officiare il Sacramento dell’Ordine. Gioia piena e gratitudine immensa.

Sono cinque anni che non viene consacrato un sacerdote, da quel giorno, nella nostra Cattedrale.

Tu sei il novello, continua ad essere fresco di quel Chrisma versato sulle palme delle mani (e con quanta abbondanza!).

Venimmo noi (gli amici di San Rufino in Mondragone) a Nocelleto, a casa dei tuoi genitori, a prenderti per accompagnarti in Cattedrale: la nostra gioia si esprimeva con fede e con “tifo” come quando vince la Nazionale, un corteo di auto partiva da Mondragone con fiocchi bianco-gialli e strombazzando svegliammo la bella Nocelleto che riposava per la siesta. A casa tua, mamma Anna aveva preparato tutto il cerimoniale affettivo per l’uscita di casa dello sposo. Non mancarono i confetti ed il riso, come per dire “abbondanza e gioia a chi ti accoglie: la Chiesa di Cristo”. Quanta commozione, i tuoi genitori hanno offerto le primizie della loro casa…

Facemmo sosta ai cipressi, dove tu salutasti tuo fratello che mai ha lasciato la tua mano lungo il cammino vocazionale e ora continua a sostenerti per il tuo ministero.

Giunti a Sessa c’imbattemmo davanti alla Signora Cattedrale che ci accolse con la sua frescura… preparammo tutto quello che serviva per la celebrazione e nel nostro cuore c’era un friccichio, un’ansia generosa, un qualcosa simile al pianto di gioia che nasce quando si sta per compiere un evento grande, eccezionale e misterioso.

Non posso esprimere attraverso le parole umane (la parola non sempre può esprimere il cuore), la gioia di quel momento che portava la tua persona, sull’altare dell’amicizia con il Signore Gesù… è proprio questo aspetto, evidente nei tuoi occhi e potenzialmente attraente, che ancora permane dopo 5 anni; il sacerdote è un amico intimo di Gesù, non solo servo, ma amico. “Non iam dicam servos, sed amicos” – “Non vi chiamo più servi ma amici” (cfr Gv 15,15)

Pensavo che fosse questa la strada, che ci aveva condotto in quella fredda Cattedrale che si infiammava dell’amore dei nostri cuori uniti nel battito per te: l’amico nostro, è divenuto l’amico di Gesù, anche noi possiamo essere Suoi amici con lui.

E questo è bello! Sicuramente ognuno di noi, continua nella maturazione della fede, la gioia di quell’incontro. Ho incontrato il Signore attraverso la tua testimonianza: anche io, se volessi segnare una data, potrei scegliere quel 29 giugno 2011 e dire “Ho visto il Signore!”.

Caro don Angelo, noi ringraziamo Dio, perché dalle tue mani noi riceviamo Lui: l’Eucarestia.

Da questa prova tangibile della Sua presenza tra noi, dal Sacramento che ci ridona la gioia, che ci nutre nel cammino, che ci scalda il cuore, noi riceviamo gratitudine per questa umanità semplicemente donata, la vita di ogni sacerdote per noi è sacra, è parte della nostra Fede!

Ti auguro un cammino felice incontro al Signore, come quando nel giorno della memoria del tuo battesimo, contornato dalla tua comunità raggiungesti la Chiesa dove celebrasti la tua Prima Eucarestia… simile ai bambini che indossano l’abito bianco, si cingono i fianchi della semplice innocenza e con bianchi gigli vanno a ricevere il Cristo nel Sacramento. Attraverso le tue mani anche noi possiamo nutrirci di Lui…

Grazie don… di tanta Grazia di Dio!

Mondragone, 29/06/2016

Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

 Luca Caiazzo

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XXIX.VI.MMXI don Angelo Polito “Sacerdos in aeternum”

“communitas”: relazioni in Dio

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Meditazione informale per chi “cammina in gruppo”

Con Chi viaggio?

Pista di riflessione per gli animatori.

 

Possiamo iniziare a dire prima di tutto cosa significa oggi il termine persona e cosa significava originariamente, partendo dall’etimologia: “per  – sum”, dal latino: io sono (esisto) per… “Esse ad alium”: esistere, essere, per un altro. Oppure, seguendo il significato greco, lo facciamo derivare da “persu”, di origine etrusca, cioè la maschera per interpretare un certo tipo di attore, insomma un significato di “personificare”, parlare attraverso, interpretare.

Oggi siamo convinti di ciò che le teorie personalistiche ci dicono con fierezza:  è persona un individuo con una propria identità che riesce ad affermare se stesso solo se in relazione con un altro. Parto da questo presupposto importante: essere per gli altri. Camminare è condividere il passo, non si può pensare ad un cammino solitario, distaccato, isolato e “personale” (questa volta nel senso di “privato”).

Il cammino, il viaggio è sempre una questione interpersonale e di scambio relazionale: perciò ha senso la domanda “Con chi viaggio?”. Non possiamo giustificarci dicendo “Ma allora gli eremiti? Stanno sbagliando? Ma allora non posso fare qualcosa per me? Non ho libertà di camminare da solo?” Smontiamo questi pensieri dicendo che la vita è prima di tutto un cammino che si condivide con un altro. Ogni percorso fatto insieme, porta a verità: al confronto, all’interesse, al decentramento, alla speranza. L’altro è per me una speranza: se sono stanco di portare il peso del mio bagaglio, posso contare su un altro che mi da il cambio, e lui su di me.

Forse non è chiaro: noi siamo, prima di essere dei singoli, delle relazioni. L’altro è il mio mondo, è il mio specchio, è la realtà che mi circonda. Da solo sono un vagabondo, con gli altri un viaggiatore.

Questo tempo storico che viviamo è caduto come vittima di un individualismo cieco: io esisto, mi basto a me stesso e gli altri sono nemici da combattere, se sono amici… bene, ma prima di tutto “io”. È così sempre: a scuola, “Pensa a te, fatti gli affari tuoi”… a casa “Questa è la mia vita, che ne sapete voi”, con gli amici “Stai attento a come parli, se parlo io ti finisco per le cose che so di te”. L’altro è una risorsa sprecata… non esiste più quella relazione autentica di scambio, dove il mio interesse si intreccia al tuo, il mio desiderio diventa  il nostro sogno, o meglio, viceversa!

È cosi?… Dico fesserie?

Provate a pensare a questa immagine:

Secondo molti, ragione e fede, natura e Grazia, si contrappongono e sono opposti: mente e cuore, messi di contro sono la sintesi. Sappiamo che questo è il ragionamento degli stolti…

Ora c’è chi fa ancora queste differenze “Il cuore mi dice di andare, ma il cervello mi fa capire che devo restare”… Cosa significa? Si è persa un’armonia necessaria, e anche nei rapporti viviamo questo dislivello, divario tra il mio “io” e il “tu”, a partire da me.            Giudichiamo l’altro a partire da noi stessi… l’altro, per dirla come Sartre, è il mio Inferno. Eppure Dio è relazione (…Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato), la Trinità è un’armonia perfetta che non riusciamo a capire, ma sta di fatto che Dio è Uno e Trino, c’è relazione tra le persone divine (Dio Padre- Dio Figlio- Dio Spirito), unite nella sostanza… non dilunghiamoci, è difficile da capire… ma questo esempio ci fa affermare come non può esistere un cristiano che crede da solo.

Noi siamo Chiesa.

Con Chi viaggio? Sicuramente non posso viaggiare da solo, per chi fa l’esperienza di Dio, la Chiesa è la compagna di viaggio. Ma non possiamo essere vaghi, è la comunità la compagnia del Viaggio.

Certamente a noi sarebbe comodo camminare (ci immaginiamo il cammino di fede come un’escursione in montagna, ma non è sempre così!) con due o tre amici, persone che conosco, stimo, amo per i loro pregi, so che sono persone generose, accoglienti, sempre disponibili, ben fornite di pazienza, di altruismo ecc… Camminare con/nella comunità è molto differente:

Ci sono tante persone, anche se sono soltanto 20, ognuno ha fatto un’esperienza (di vita!) diversa, ognuno ha un passato, ognuno una storia, le differenze si notano, i passi sono lenti in alcuni, il fiatone viene ai più vecchi, e la noia ai più giovani, siamo distanti. È questa la sfida della parrocchia: camminare e fare strada, condividere il viaggio…

Integrare le diversità, vedere l’altro (uno per volta, si ama una persona per volta), come una ricchezza, non uno che mi “secca”, ma una persona che mi santifica: se mi corregge, io miglioro, se racconta di se, io mi apro, diventiamo come vasi comunicanti, anche se ognuno mantiene la propria forma…

La compagnia della fede funziona così: perdere la propria idea, le proprie volontà, fare il vuoto per dare un posto anche all’altro. Integrare l’altro è fare delle scelte che mettono chiaramente in discussione anche le mie sicurezze. Ovviamente ci vien presto la voglia di abbandonare il cammino, perché a queste condizioni è tutto più complicato… ma Agostino ci avverte: “Coraggio! È meglio uno zoppo sulla strada che un corridore fuori strada!”. Con chi viaggio? Provo a rispondere a titolo molto personale, facendo riferimento alla mia vita e alla mia esperienza di Dio: io viaggio con voi, con la comunità parrocchiale, nel gruppo, accompagnato dalla Chiesa. In questa compagnia dobbiamo prevedere la presenza speciale della preghiera e dei sacramenti, dunque è necessario un padre spirituale che sia anche sacerdote.

Anche i  sacramenti parlano al plurale, alla comunità: il Battesimo è inserire un figlio nel corpo mistico del Signore, nella Chiesa. La Comunione al Corpo e Sangue del Signore è nutrirsi alla stessa tavola, tutti mangiano lo stesso cibo, tutti traggono forza dall’Eucarestia. La Confermazione è considerare la propria vita come un annuncio maturo della fede, nella comunità ecclesiale, e rimanervi!

Matrimonio, Ordine Sacro: servire l’uomo, servire Dio, servire l’amore… non pensare più solo a se stessi, ma vivere il servizio verso la propria moglie, il marito, il popolo di Dio.

Riconciliazione e Unzione: dire grazie per il bene ricevuto e perdono per i peccati commessi… verso l’altro, verso se stessi, verso Dio.

Nella Chiesa non esiste la prima persona singolare, esiste solo il plurale, e tutto si coniuga al “Noi”.

Ultima sicurezza: Gesù.

Gesù non era un uomo solitario sebbene si ritirasse spesso in preghiera. Gesù è il Dio compagno dell’uomo. Amico, maestro e confidente. Amico con Lazzaro, Giovanni, Matteo… e quanti altri! Maestro con la folla, di nascosto con Nicodemo, uomo importante del Sinedrio. Confidente con Pietro, Giacomo, Giovanni… e con quella donna poco affidabile al pozzo di Sichem.

La vita di Cristo è il nostro punto di arrivo, il nostro percorso da seguire e la nostra aspirazione più grande. Diventiamo compagni di viaggio, assetati dell’altro …

 

Buon cammino.

 

Luca

 

Betania, dove il cuore riposa…

  • L’unzione di Betania (comunicazione tra la pagina di Giovanni e di Marco)
Gv 12 1Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2 E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.
(Mc 14 Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo)
Gv 12, 3 Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.
4 Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: 5 «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». 6 Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 7 Gesù allora disse: «Lasciala fare, (Mc 14, 6Ha compiuto un’azione buona verso di me.) Gv 12 7perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
8 I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

C’è una particolarità in questo Vangelo:
Il protagonista non è Gesù, si potrebbe dire che quasi fa scena muta… risponde solo alla fine, e a fatti compiuti.
Il protagonista è: una donna, un vasetto di olio prezioso, un sentimento forte come l’Amore che viene versato senza badare ad eventuali sprechi, senza badare al costo effettivo di un tale gesto: “Lasciala fare…”!
Dobbiamo soffermarci prima sulla parola di Gesù (Vangelo di Marco) che dice “ha compiuto un’azione buona”, dove buona non significa che la donna è stata tanto carina da portare a compimento un tale gesto di affetto, ma di più la donna ha reso bella l’azione (buono nel Vangelo significa sempre bello!) perché ha messo in questo gesto la potenza di ciò che è capace il cuore…
Qui Gesù non fa niente, non compie nessun discorso: è questa donna che fa qualcosa per Gesù. Qui sta il mistero di questo brano. Questa donna rappresenta ciò che avverrà alla fine del Vangelo: la reciprocità d’amore con il Signore.
Ritornando con la mente e con il cuore a questa “cena tra amici”, c’è da mettere in rilievo un’altra cosa: la donna non è invitata… che sia una serva della mensa, oppure una ragazza di passaggio possiamo solo immaginarlo, nella versione di Giovanni invece si tratta di Maria, colei “che si è scelta la parte migliore”. Dunque non è un’invitata, non siede a tavola. Questa donna, profetessa dei gesti, rimane fuori da questa intimità  facendo un gesto che è più grande della cena stessa, più intimo di stare a tavola con Gesù… chissà come le  batteva il cuore in petto… sicuramente questo evento ha riempito Gesù di stupore, di trepidazione, mai una manifestazione d’affetto così bella, forte e intensa.
Poi è importante mettere in scena la situazione del luogo.

Betania: il cuore di Gesù si riposa in quel luogo, una specie di seconda casa per il Messia.

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1/Stabat Mater. La croce nella Terra dei Fuochi

OTTAVA STAZIONE
Gesù incontra le donne di Gerusalemme

V/. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R/. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Luca. 23, 27-29.31

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato…
Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

MEDITAZIONE

Rimaniamo increduli davanti al dolore delle madri che piangono i figli morenti: il tumore dalle nostre parti è “la malattia”.

Questo è il tempo della sconfitta, non immaginiamo neppure lontanamente che si possa tornare a far scorrere “latte e miele” sui nostri monti, le nostre terre sono giallastre e sembra che una piaga d’Egitto si sia abbattuta sulla nostra ruralità.

Non produciamo più bellezza, i nostri campi sono pianure di pianto e lamento, pure gli uccelli non sono più gli stessi. I colori sono sbiaditi sui nostri sacri campi.

La nostra Via della Croce si inerpica presso la Nola-Villa Literno, lungo questo percorso c’è la concentrazione di “monnezza” seppellita come compost della morte. Piangono le nostre donne, le madri di questa terra che hanno respirato l’acre sapore della morte… trasale dall’aurora mattutina non più odore, ma fetori da bolgia infernale. Esalazioni tossiche, sono il fiato di chi ha avvelenato il nostro Creato.

Beate le sterili che non hanno partorito, qui il fiore della vita appassisce, seppur la tua Parola, Dio, rimane in eterno (cfr. Is 40,8).

Luca Caiazzo

 

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Camminiamo la Speranza (poesia di dom Helder P. Camara)

Partire è anzitutto uscire da sé.

Rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionarci nel nostro “io”.

Partire è smetterla di girare in tondo intorno a noi, come se fossimo al centro del mondo e della vita. Partire è non lasciarsi chiudere negli angusti problemi del piccolo mondo cui apparteniamo: qualunque sia l’importanza di questo nostro mondo l’umanità è più grande ed è essa che dobbiamo servire.

Partire non è divorare chilometri, attraversare i mari, volare a velocità supersoniche.

Partire è anzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro.

Aprirci alle idee, comprese quelle contrarie alle nostre, significa avere il fiato di un buon camminatore.

E’ possibile viaggiare da soli. Ma un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita ed esso esige dei compagni.
Beato chi si sente eternamente in viaggio e in ogni prossimo vede un compagno desiderato. Un buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati e stanchi. Intuisce il momento in cui cominciano a disperare. Li prende dove li trova.

Li ascolta, con intelligenza e delicatezza,
soprattutto con amore, ridà coraggio e gusto per il cammino.

Camminare è andare verso qualche cosa; è prevedere l’arrivo, lo sbarco. Ma c’è cammino e cammino: partire è mettersi in marcia e aiutare gli altri a cominciare la stessa marcia
per costruire un mondo più giusto e umano.

(dom Helder Pessoa Camara)

Luca Caiazzo
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