ALLA RICERCA DI UN VOLTO #DiarioGmg

GIOVANI VERSO CRACOVIA:

«Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7)

di Luca Caiazzo

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Per un giovane, il viaggio è sempre immagine di qualcosa di più grande: il cammino si fa strada, il passo diventa decisione, lo zaino è la sua storia e i compagni di viaggio sono testimoni del suo andare; la giusta direzione è segnata da quel fiume di giovani che, con gioia trascinante, indicano la meta desiderata: Gesù, colui che ti dà la pienezza. Siamo a pochi passi dalla XXXI Giornata Mondiale della Gioventù, verso la terra di quell’uomo “venuto da lontano”, la Polonia.

I nostri ragazzi hanno attraversato diverse tappe preparatorie, iniziate già nell’aprile 2015 con l’accoglienza del Crocifisso di S. Damiano e della Vergine Lauretana nella nostra diocesi:  i simboli degli italiani che hanno viaggiato luingo tutta la penisola, toccati dall’entusiasmo e dalla fede di coloro che con decisione hanno pensato di venire all’Incontro internazionale dei giovani, nel Paese della Divina Misericordia. In quell’occasione riecheggiarono nel cuore di ognuno queste parole, prese dal tema della Peregrinatio: “Pensavamo di essere turisti e ci siamo scoperti pellegrini”, dalla nostra diocesi, dalle varie città partiranno circa 60 giovani, guidati da don Nando Iannotta direttore della pastorale Giovanile e da altri sacerdoti, sarà presente anche il Vescovo. I tanti momenti di preghiera, le veglie diocesane, gli incontri per conoscerci sono state le tessere di un mosaico che figurano l’opera di un Incontro attraverso nuove amicizie, momenti attraverso i quali ognuno si è arricchito della testimonianza di vita dell’altro. La tappa culminante del percorso formativo è stata la giornata del 12 giugno a Pozzuoli, Giornata Regionale dei giovani, un percorso guidato nei luoghi di Paolo, dove secondo gli Atti degli Apostoli sarebbe sbarcato diretto verso Roma, in direzione del suo martirio. Un mix di emozioni ed attese abitano il cuore dei ragazzi verso Cracovia, abbiamo raccolto alcune testimonianze tra i nostri giovani che parteciperanno a questo incontro, fortemente voluto da Papa Francesco, nel Giubileo della Misericordia: Continua a leggere

Ricordando “il dono”: don Angelo sacerdote.

2016-06-28 14.56.21Caro don Angelo,

siccome nessuno può vivere di soli ricordi passati, cerco di fare memoria, attraverso la mia reminescenza, del giorno della tua Ordinazione Sacerdotale, una data di partenza, un giorno di Grazia anche per la mia storia personale: era il 29 Giugno 2011.

È la memoria grata di un dono ricevuto!

Mio unico fine è far partecipe la tua comunità, le persone che attraversano la tua vocazione, la tua famiglia, i nostri amici, la Chiesa diocesana, di quei sentimenti, non solo emotivamente significativi, che albergavano nei nostri cuori nei giorni di preparazione al grande dono del tuo sacerdozio e di quella gioia traboccante che invase la nostra amata novecentenaria Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di Sessa Aurunca.

Ricordo il tuo volto e le tue mani. Un viso che significava il volto di Cristo, solcato dalla intrepida voglia di unirti a Lui, mani che erano configurate a quelle di Cristo e di tutta la Chiesa. Accompagnarti con l’amicizia, e con i piccoli impegni, verso la grande giornata di mercoledì 29 giugno 2011 è stato per me un privilegio spirituale altissimo, una vera testimonianza di quello che è il sacerdote “Alter Christus” per il popolo di Dio, un confermare la mia fede ed un ancorare la mia speranza sulla roccia forte della Chiesa. Ricorreva il LX anniversario di ordinazione sacerdotale del Papa Benedetto XVI, ed io so quanto è grande la stima e quanto forte è la gratitudine che don Angelo prova per il Papa emerito, sentimento che nutro anch’io, e che si fonda sulla condivisione generale di quello che è il motto episcopale di Ratzinger “Cooperatores Veritatis”, collaboratori della Verità, per dirla con San Paolo “non padroni della vostra fede, ma collaboratori della vostra gioia” (cfr 2Cor 1,24). Al ricordo dell’ordinazione del Sommo Pontefice, si inserisce anche la memoria di quel caldo pomeriggio di giugno quando il Vescovo, Mons. Antonio Napoletano che da qualche giorno era costretto a stare a letto per un virus, riebbe le forze per scendere in Cattedrale e officiare il Sacramento dell’Ordine. Gioia piena e gratitudine immensa.

Sono cinque anni che non viene consacrato un sacerdote, da quel giorno, nella nostra Cattedrale.

Tu sei il novello, continua ad essere fresco di quel Chrisma versato sulle palme delle mani (e con quanta abbondanza!).

Venimmo noi (gli amici di San Rufino in Mondragone) a Nocelleto, a casa dei tuoi genitori, a prenderti per accompagnarti in Cattedrale: la nostra gioia si esprimeva con fede e con “tifo” come quando vince la Nazionale, un corteo di auto partiva da Mondragone con fiocchi bianco-gialli e strombazzando svegliammo la bella Nocelleto che riposava per la siesta. A casa tua, mamma Anna aveva preparato tutto il cerimoniale affettivo per l’uscita di casa dello sposo. Non mancarono i confetti ed il riso, come per dire “abbondanza e gioia a chi ti accoglie: la Chiesa di Cristo”. Quanta commozione, i tuoi genitori hanno offerto le primizie della loro casa…

Facemmo sosta ai cipressi, dove tu salutasti tuo fratello che mai ha lasciato la tua mano lungo il cammino vocazionale e ora continua a sostenerti per il tuo ministero.

Giunti a Sessa c’imbattemmo davanti alla Signora Cattedrale che ci accolse con la sua frescura… preparammo tutto quello che serviva per la celebrazione e nel nostro cuore c’era un friccichio, un’ansia generosa, un qualcosa simile al pianto di gioia che nasce quando si sta per compiere un evento grande, eccezionale e misterioso.

Non posso esprimere attraverso le parole umane (la parola non sempre può esprimere il cuore), la gioia di quel momento che portava la tua persona, sull’altare dell’amicizia con il Signore Gesù… è proprio questo aspetto, evidente nei tuoi occhi e potenzialmente attraente, che ancora permane dopo 5 anni; il sacerdote è un amico intimo di Gesù, non solo servo, ma amico. “Non iam dicam servos, sed amicos” – “Non vi chiamo più servi ma amici” (cfr Gv 15,15)

Pensavo che fosse questa la strada, che ci aveva condotto in quella fredda Cattedrale che si infiammava dell’amore dei nostri cuori uniti nel battito per te: l’amico nostro, è divenuto l’amico di Gesù, anche noi possiamo essere Suoi amici con lui.

E questo è bello! Sicuramente ognuno di noi, continua nella maturazione della fede, la gioia di quell’incontro. Ho incontrato il Signore attraverso la tua testimonianza: anche io, se volessi segnare una data, potrei scegliere quel 29 giugno 2011 e dire “Ho visto il Signore!”.

Caro don Angelo, noi ringraziamo Dio, perché dalle tue mani noi riceviamo Lui: l’Eucarestia.

Da questa prova tangibile della Sua presenza tra noi, dal Sacramento che ci ridona la gioia, che ci nutre nel cammino, che ci scalda il cuore, noi riceviamo gratitudine per questa umanità semplicemente donata, la vita di ogni sacerdote per noi è sacra, è parte della nostra Fede!

Ti auguro un cammino felice incontro al Signore, come quando nel giorno della memoria del tuo battesimo, contornato dalla tua comunità raggiungesti la Chiesa dove celebrasti la tua Prima Eucarestia… simile ai bambini che indossano l’abito bianco, si cingono i fianchi della semplice innocenza e con bianchi gigli vanno a ricevere il Cristo nel Sacramento. Attraverso le tue mani anche noi possiamo nutrirci di Lui…

Grazie don… di tanta Grazia di Dio!

Mondragone, 29/06/2016

Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

 Luca Caiazzo

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XXIX.VI.MMXI don Angelo Polito “Sacerdos in aeternum”

“communitas”: relazioni in Dio

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Meditazione informale per chi “cammina in gruppo”

Con Chi viaggio?

Pista di riflessione per gli animatori.

 

Possiamo iniziare a dire prima di tutto cosa significa oggi il termine persona e cosa significava originariamente, partendo dall’etimologia: “per  – sum”, dal latino: io sono (esisto) per… “Esse ad alium”: esistere, essere, per un altro. Oppure, seguendo il significato greco, lo facciamo derivare da “persu”, di origine etrusca, cioè la maschera per interpretare un certo tipo di attore, insomma un significato di “personificare”, parlare attraverso, interpretare.

Oggi siamo convinti di ciò che le teorie personalistiche ci dicono con fierezza:  è persona un individuo con una propria identità che riesce ad affermare se stesso solo se in relazione con un altro. Parto da questo presupposto importante: essere per gli altri. Camminare è condividere il passo, non si può pensare ad un cammino solitario, distaccato, isolato e “personale” (questa volta nel senso di “privato”).

Il cammino, il viaggio è sempre una questione interpersonale e di scambio relazionale: perciò ha senso la domanda “Con chi viaggio?”. Non possiamo giustificarci dicendo “Ma allora gli eremiti? Stanno sbagliando? Ma allora non posso fare qualcosa per me? Non ho libertà di camminare da solo?” Smontiamo questi pensieri dicendo che la vita è prima di tutto un cammino che si condivide con un altro. Ogni percorso fatto insieme, porta a verità: al confronto, all’interesse, al decentramento, alla speranza. L’altro è per me una speranza: se sono stanco di portare il peso del mio bagaglio, posso contare su un altro che mi da il cambio, e lui su di me.

Forse non è chiaro: noi siamo, prima di essere dei singoli, delle relazioni. L’altro è il mio mondo, è il mio specchio, è la realtà che mi circonda. Da solo sono un vagabondo, con gli altri un viaggiatore.

Questo tempo storico che viviamo è caduto come vittima di un individualismo cieco: io esisto, mi basto a me stesso e gli altri sono nemici da combattere, se sono amici… bene, ma prima di tutto “io”. È così sempre: a scuola, “Pensa a te, fatti gli affari tuoi”… a casa “Questa è la mia vita, che ne sapete voi”, con gli amici “Stai attento a come parli, se parlo io ti finisco per le cose che so di te”. L’altro è una risorsa sprecata… non esiste più quella relazione autentica di scambio, dove il mio interesse si intreccia al tuo, il mio desiderio diventa  il nostro sogno, o meglio, viceversa!

È cosi?… Dico fesserie?

Provate a pensare a questa immagine:

Secondo molti, ragione e fede, natura e Grazia, si contrappongono e sono opposti: mente e cuore, messi di contro sono la sintesi. Sappiamo che questo è il ragionamento degli stolti…

Ora c’è chi fa ancora queste differenze “Il cuore mi dice di andare, ma il cervello mi fa capire che devo restare”… Cosa significa? Si è persa un’armonia necessaria, e anche nei rapporti viviamo questo dislivello, divario tra il mio “io” e il “tu”, a partire da me.            Giudichiamo l’altro a partire da noi stessi… l’altro, per dirla come Sartre, è il mio Inferno. Eppure Dio è relazione (…Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato), la Trinità è un’armonia perfetta che non riusciamo a capire, ma sta di fatto che Dio è Uno e Trino, c’è relazione tra le persone divine (Dio Padre- Dio Figlio- Dio Spirito), unite nella sostanza… non dilunghiamoci, è difficile da capire… ma questo esempio ci fa affermare come non può esistere un cristiano che crede da solo.

Noi siamo Chiesa.

Con Chi viaggio? Sicuramente non posso viaggiare da solo, per chi fa l’esperienza di Dio, la Chiesa è la compagna di viaggio. Ma non possiamo essere vaghi, è la comunità la compagnia del Viaggio.

Certamente a noi sarebbe comodo camminare (ci immaginiamo il cammino di fede come un’escursione in montagna, ma non è sempre così!) con due o tre amici, persone che conosco, stimo, amo per i loro pregi, so che sono persone generose, accoglienti, sempre disponibili, ben fornite di pazienza, di altruismo ecc… Camminare con/nella comunità è molto differente:

Ci sono tante persone, anche se sono soltanto 20, ognuno ha fatto un’esperienza (di vita!) diversa, ognuno ha un passato, ognuno una storia, le differenze si notano, i passi sono lenti in alcuni, il fiatone viene ai più vecchi, e la noia ai più giovani, siamo distanti. È questa la sfida della parrocchia: camminare e fare strada, condividere il viaggio…

Integrare le diversità, vedere l’altro (uno per volta, si ama una persona per volta), come una ricchezza, non uno che mi “secca”, ma una persona che mi santifica: se mi corregge, io miglioro, se racconta di se, io mi apro, diventiamo come vasi comunicanti, anche se ognuno mantiene la propria forma…

La compagnia della fede funziona così: perdere la propria idea, le proprie volontà, fare il vuoto per dare un posto anche all’altro. Integrare l’altro è fare delle scelte che mettono chiaramente in discussione anche le mie sicurezze. Ovviamente ci vien presto la voglia di abbandonare il cammino, perché a queste condizioni è tutto più complicato… ma Agostino ci avverte: “Coraggio! È meglio uno zoppo sulla strada che un corridore fuori strada!”. Con chi viaggio? Provo a rispondere a titolo molto personale, facendo riferimento alla mia vita e alla mia esperienza di Dio: io viaggio con voi, con la comunità parrocchiale, nel gruppo, accompagnato dalla Chiesa. In questa compagnia dobbiamo prevedere la presenza speciale della preghiera e dei sacramenti, dunque è necessario un padre spirituale che sia anche sacerdote.

Anche i  sacramenti parlano al plurale, alla comunità: il Battesimo è inserire un figlio nel corpo mistico del Signore, nella Chiesa. La Comunione al Corpo e Sangue del Signore è nutrirsi alla stessa tavola, tutti mangiano lo stesso cibo, tutti traggono forza dall’Eucarestia. La Confermazione è considerare la propria vita come un annuncio maturo della fede, nella comunità ecclesiale, e rimanervi!

Matrimonio, Ordine Sacro: servire l’uomo, servire Dio, servire l’amore… non pensare più solo a se stessi, ma vivere il servizio verso la propria moglie, il marito, il popolo di Dio.

Riconciliazione e Unzione: dire grazie per il bene ricevuto e perdono per i peccati commessi… verso l’altro, verso se stessi, verso Dio.

Nella Chiesa non esiste la prima persona singolare, esiste solo il plurale, e tutto si coniuga al “Noi”.

Ultima sicurezza: Gesù.

Gesù non era un uomo solitario sebbene si ritirasse spesso in preghiera. Gesù è il Dio compagno dell’uomo. Amico, maestro e confidente. Amico con Lazzaro, Giovanni, Matteo… e quanti altri! Maestro con la folla, di nascosto con Nicodemo, uomo importante del Sinedrio. Confidente con Pietro, Giacomo, Giovanni… e con quella donna poco affidabile al pozzo di Sichem.

La vita di Cristo è il nostro punto di arrivo, il nostro percorso da seguire e la nostra aspirazione più grande. Diventiamo compagni di viaggio, assetati dell’altro …

 

Buon cammino.

 

Luca

 

Betania, dove il cuore riposa…

  • L’unzione di Betania (comunicazione tra la pagina di Giovanni e di Marco)
Gv 12 1Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2 E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.
(Mc 14 Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo)
Gv 12, 3 Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.
4 Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: 5 «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». 6 Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 7 Gesù allora disse: «Lasciala fare, (Mc 14, 6Ha compiuto un’azione buona verso di me.) Gv 12 7perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
8 I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

C’è una particolarità in questo Vangelo:
Il protagonista non è Gesù, si potrebbe dire che quasi fa scena muta… risponde solo alla fine, e a fatti compiuti.
Il protagonista è: una donna, un vasetto di olio prezioso, un sentimento forte come l’Amore che viene versato senza badare ad eventuali sprechi, senza badare al costo effettivo di un tale gesto: “Lasciala fare…”!
Dobbiamo soffermarci prima sulla parola di Gesù (Vangelo di Marco) che dice “ha compiuto un’azione buona”, dove buona non significa che la donna è stata tanto carina da portare a compimento un tale gesto di affetto, ma di più la donna ha reso bella l’azione (buono nel Vangelo significa sempre bello!) perché ha messo in questo gesto la potenza di ciò che è capace il cuore…
Qui Gesù non fa niente, non compie nessun discorso: è questa donna che fa qualcosa per Gesù. Qui sta il mistero di questo brano. Questa donna rappresenta ciò che avverrà alla fine del Vangelo: la reciprocità d’amore con il Signore.
Ritornando con la mente e con il cuore a questa “cena tra amici”, c’è da mettere in rilievo un’altra cosa: la donna non è invitata… che sia una serva della mensa, oppure una ragazza di passaggio possiamo solo immaginarlo, nella versione di Giovanni invece si tratta di Maria, colei “che si è scelta la parte migliore”. Dunque non è un’invitata, non siede a tavola. Questa donna, profetessa dei gesti, rimane fuori da questa intimità  facendo un gesto che è più grande della cena stessa, più intimo di stare a tavola con Gesù… chissà come le  batteva il cuore in petto… sicuramente questo evento ha riempito Gesù di stupore, di trepidazione, mai una manifestazione d’affetto così bella, forte e intensa.
Poi è importante mettere in scena la situazione del luogo.

Betania: il cuore di Gesù si riposa in quel luogo, una specie di seconda casa per il Messia.

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1/Stabat Mater. La croce nella Terra dei Fuochi

OTTAVA STAZIONE
Gesù incontra le donne di Gerusalemme

V/. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R/. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Luca. 23, 27-29.31

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato…
Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

MEDITAZIONE

Rimaniamo increduli davanti al dolore delle madri che piangono i figli morenti: il tumore dalle nostre parti è “la malattia”.

Questo è il tempo della sconfitta, non immaginiamo neppure lontanamente che si possa tornare a far scorrere “latte e miele” sui nostri monti, le nostre terre sono giallastre e sembra che una piaga d’Egitto si sia abbattuta sulla nostra ruralità.

Non produciamo più bellezza, i nostri campi sono pianure di pianto e lamento, pure gli uccelli non sono più gli stessi. I colori sono sbiaditi sui nostri sacri campi.

La nostra Via della Croce si inerpica presso la Nola-Villa Literno, lungo questo percorso c’è la concentrazione di “monnezza” seppellita come compost della morte. Piangono le nostre donne, le madri di questa terra che hanno respirato l’acre sapore della morte… trasale dall’aurora mattutina non più odore, ma fetori da bolgia infernale. Esalazioni tossiche, sono il fiato di chi ha avvelenato il nostro Creato.

Beate le sterili che non hanno partorito, qui il fiore della vita appassisce, seppur la tua Parola, Dio, rimane in eterno (cfr. Is 40,8).

Luca Caiazzo

 

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Camminiamo la Speranza (poesia di dom Helder P. Camara)

Partire è anzitutto uscire da sé.

Rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionarci nel nostro “io”.

Partire è smetterla di girare in tondo intorno a noi, come se fossimo al centro del mondo e della vita. Partire è non lasciarsi chiudere negli angusti problemi del piccolo mondo cui apparteniamo: qualunque sia l’importanza di questo nostro mondo l’umanità è più grande ed è essa che dobbiamo servire.

Partire non è divorare chilometri, attraversare i mari, volare a velocità supersoniche.

Partire è anzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro.

Aprirci alle idee, comprese quelle contrarie alle nostre, significa avere il fiato di un buon camminatore.

E’ possibile viaggiare da soli. Ma un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita ed esso esige dei compagni.
Beato chi si sente eternamente in viaggio e in ogni prossimo vede un compagno desiderato. Un buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati e stanchi. Intuisce il momento in cui cominciano a disperare. Li prende dove li trova.

Li ascolta, con intelligenza e delicatezza,
soprattutto con amore, ridà coraggio e gusto per il cammino.

Camminare è andare verso qualche cosa; è prevedere l’arrivo, lo sbarco. Ma c’è cammino e cammino: partire è mettersi in marcia e aiutare gli altri a cominciare la stessa marcia
per costruire un mondo più giusto e umano.

(dom Helder Pessoa Camara)

Luca Caiazzo
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Maria SS. Incaldana, Virgo Lactans – ΜΡ ΘΥ –

“Monstra te esse Matrem:  il mondo  non è stato soltanto riscattato dal sangue di Gesù Cristo, ma è stato anche purificato dal latte di Maria, da quel latte che è stato il primo nutrimento di Dio sulla terra”.

( Montalembert nella sua introduzione alla Vita di Santa Elisabetta)

Maria SS. Incaldana: Virgo Lactans

La Vergine è rappresentata a seno scoperto, colta nell’atto di allattare il figlio o meglio in procinto di farlo oppure mentre il latte dal medesimo scende dal suo seno direttamente nella bocca di Gesù.

In questa Icona Greco-Bizantina, Maria è rappresentata frontale come Madre di Dio e patrona delle puerpere: l’opera ha carattere intimo e materno ed esprime la natura umana insita in Cristo assieme a quella divina. Come è forte la predilizione di Maria per Cristo Gesù, il suo Figlio e il Suo Signore, dunque l’umanità di Cristo e la sua Divinità entra in comunione col gesto materno e naturalmente umano che accomuna ogni uomo. Si potrebbe dire che Ella, in Cristo, allatta ogni Figlio della Chiesa.

Qualche notizia su MARIA SS. INCALDANA :

La Madonna Incaldana è la protettrice del comune di Mondragone (Caserta).

La Vergine è raffigurata su una tavola risalente al XIV secolo dai tratti bizantini. L’Icona fa parte dell’antichissima tradizione sacra bizantina che per prima si affermò sulle pendici del Monte Santo in Grecia (Monte Athos) dove secondo una pia tradizione si dice che la stessa SS. Vergine abbia sostato in quel luogo. L’Icona di Maria SS. Incaldana rappresenta la Madre di Dio che allatta: significa che il Figlio di Dio Incarnato attraverso il latte della Madre entra in comunione con tutta l’umanità. L’Icona è custodita in un Santuario da cui prende il nome sito alle pendici del Monte Petrino.

Viene festeggiata ogni Lunedì dell’Angelo con una solenne processione. Continua a leggere