Siamo terreno di speranza – III Avvento

Mons. Orazio Francesco Piazza

Siamo terreno di speranza

In questa terza tappa del nostro cammino di Avvento è giunto il momento di voltarci a guardare la strada percorsa fino ad ora e analizzare con sincerità il nostro comportamento.

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Cercare i segni di Colui che viene

Mons. Orazio Francesco Piazza

Carissimi,

siamo all’inizio del nostro cammino di Avvento, un periodo in cui a tutti è data l’opportunità di ritrovarsi nel cuore e rileggere la vita spesso faticosa e complessa, alla luce del grande Dono di Dio trinità: il Figlio che si incarna, uomo tra gli uomini che condivide ogni respiro della nostra comune vita. Solo guardando nell’orizzonte di questo dono è possibile ritrovare, in sé stessi e con gli altri, armonie perdute e, con convinzione, rilanciare rinnovate energie positive che aprono varchi alla speranza.

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Attesi da Qualcuno, Avvento.

Avvento: è già venuto, deve ancora venire.

Viene ancora e  non gli vado incontro.

Ma Egli viene, sulle sue gambe viene da me.

Vieni sempre! Vieni presto…

Se sappiamo che Tu ci attendi, anche nel nostro cuore cresce l’Avvento.

Quando io verrò, lo so:

tu mi vedrai, mi prenderai in braccio e mi porterai lì.

Aspettami sulla Porta, ecco io vengo.

1/12/2017

Luca Caiazzo

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Chiesa di S. Giustino Martire, Levagnole – Mondragone (CE)

Don Pablo Dominguez, un uomo fino in cima


di Luca PellegriniPABLO  – giovedì 8 maggio 2014 
«Alto, amabile e sorridente, una persona alla mano, affabile. Parlava in modo piacevole, semplice, adeguandosi all’uditorio che aveva davanti. Non gli interessava mettersi in mostra ma solo annunciare Cristo. Ci ha detto cose profonde con tanta passione e allegria. E ci fece ridere il giorno in cui affrontò il tema della morte». Questo è il ricordo che sorella Pilar German, in nome delle consorelle del monastero cistercense Nostra Signora della Carità di Tulebras, in Navarra, ha scritto il giorno in cui apprese la morte del sacerdote che soltanto qualche ora prima aveva terminato di dettare l’ultima meditazione per gli esercizi spirituali tenuti alla comunità. Pablo Domínguez Prieto si congedò da loro la domenica del 15 febbraio 2009. Quel pomeriggio, o all’imbrunire, o durante la notte buia, don Pablo cadeva in un precipizio durante la discesa del Moncayo, il monte che domina tutta la valle, diocesi di Tarazona, in Spagna. Cadeva dopo essere salito su quella cima, cadeva per risalire al Cielo. Con Sara, amica di tante scalate. Tutte le riflessioni, le citazioni, le immagini dotte e i racconti popolari che don Pablo ha usato per quel suo ultimo corso di esercizi, pubblicato dall’editrice San Paolo con il titolo Fino alla cima. Testamento spirituale, non possono che essere riletti proprio alla luce di quanto avvenne in quel giorno, che diventa una nuova testimonianza di fede, che fa della stessa morte un misterioso disegno divino perché in essa – come disse il cardinale di Madrid Rouco Varela nell’omelia per le esequie, pubblicata nel volume – «si realizza un eterno disegno di amore che Gesù ha espresso come desiderio e ultima volontà, come preghiera nata dall’amore per i suoi». E “suo” era don Pablo, che questo amore era capace di diffondere, sapendolo unire a un vero entusiasmo nel raccontare le sue esperienze di fede.Proprio della morte aveva parlato, creando non poco stupore tra le monache: «Se pensiamo alla morte, alla morte come porta per la Vita, uno desidera morire quanto prima! Ma che dobbiamo fare? Dobbiamo aspettare, avere pazienza! Non tutto può essere immediato! Siate serene, aspettate e cercate il Signore». Don Pablo non dovette aspettare molto. Ma i suoi quarantadue anni li ha vissuti intensamente, sempre disponibile all’incontro, come pastore, predicatore e professore di Filosofia nella Facoltà di Teologia San Damaso. Lo rivelano le persone che lo hanno conosciuto e che si sono fatte intervistare nel documentario girato dal regista e attore spagnolo Juan Manuel Cotelo L’ultima cima (qui il TRAILER), che l’Associazione cattolica esercenti cinema mette a disposizione delle sale della comunità come ottimo sussidio pastorale. Rivelatrici sono le parole dello stesso Cotelo che racconta come ha scoperto Pablo e cosa l’ha colpito di lui E come diventa oggi “rivoluzionario” parlare in un film di un sacerdote bravo, allegro, amato dalla gente, carismatico, che rivela di avere una devozione speciale per san Giovanni «perché tutto ciò che dice è di una freschezza meravigliosa. Vedeva le cose con una vivacità particolare». Proprio come don Pablo, che riesce appunto a vivacizzare ogni suo pensiero traendo immagini e racconti dalla storia, dalla filosofia, dalla letteratura, dall’aneddotica, e anche dal cinema: cita Händel e Frossard, Cicerone, Pelagio e Tommaso da Kempis, Goethe e il film catastrofico L’inferno di cristallo, il cardinale Van Thuân e i santi Luigi Maria de Monfort e Giovanni Paolo II, il beato Karl Leisner e il gesuita Padre Luli.«Le interviste raccolte dal regista del film dimostrano che Pablo accumulava speranza, coraggio, compagnia, per trafficarli come beni preziosi – scrive Arianna Prevedello nella scheda pastorale che accompagna la pellicola –. In essi egli trovava anche la luce della ragione, quella che lui chiamava la “ragionevolezza della fede”, che aveva sperimentato nello studio e nell’applicazione della filosofia e della teologia. L’invito di don Pablo, e di questo film, è diretto senza scorciatoie: dove sei? per cosa batte il tuo cuore? per cosa trovi il tempo? dove vorresti morire?». Le risposte le troviamo in quelle pagine, in quella vita, su quella montagna. E molte, nell’incontro che avverrà.

© Avvenire

QUESTO BISOGNO DI VEDERE UN PAPA . BENEDETTOXVI E LA CURIOSITA’ DEL MONDO CIRCA LA SUA PRESENZA ORANTE.

JOSEPH RATZINGER :B16 e G.GÄNSWEIN

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Penso siano attuali e legittimamente comparabili al papa emerito Benedetto XVI le espressioni che furono di Paolo VI sulla privacy e riservatezza del Papa all’interno delle mura leonine: «C’è stato l’Angelus alla finestra. Non mi sono sentito di affacciarmi a quella del terzo piano, dove apparivano i Papi Pio e Giovanni; avrei forse lasciato cadere questo singolare dialogo con la Piazza San Pietro; ma essa era piena di gente, di fedeli anzi, che attendevano: immenso e commovente spettacolo. Ma che è questo bisogno di vedere un Uomo? “siamo diventati spettacolo”! è segno, simbolo. “Non per noi Signore”!», queste parole cariche di pacata discrezione e prive di qualsiasi spettacolarizzazione, furono riportate da Mons. Macchi (segretario particolare di Montini) in un memoriale dedicato al Papa Paolo VI, dopo la sua morte.

Ancora fake news e rispettive smentite da oltretevere sulla salute di Benedetto, ed anche oggi Mons. Ganswein (al…

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Lettera a chi Lo segue liberamente e con il cuore sereno

Carissimo/a, vorresti ricevere il sacramento della Cresima nel prossimo maggio?

cresimaChe bello! Abbiamo pensato di scriverti questa lettera in attesa di conoscerti e di poterne parlare direttamente con te… perché la Cresima non è né un diritto né una vaccinazione obbligatoria.

È una libera scelta, ispirata nel cuore che un adolescente o una persona in età più adulta, come capita per altri, fa per completare quella fatta dai suoi genitori quando hanno deciso di battezzarlo.

Allora i tuoi genitori pensavano di fare una cosa buona, anzi la cosa migliore per la Vita del proprio figlio ma non potevano chiederti il parere; ora che hai intelligenza e libertà sei tu che devi fare la scelta. Siamo cristiani per scelta, non per una tradizione sociale o familiare…

È ovvio che ogni scelta impone anche degli obblighi. Se scegli di fare il giocatore di pallone devi fare almeno tre allenamenti la settimana, se vuoi essere promosso e conseguire un titolo di studio devi andare a scuola e impegnarti nello studio.

Poiché hai scelto di fare la Cresima, già da qualche tempo, ti sei impegnato a riservarti settimanalmente un ora della sera per incontrarti con altre persone in parrocchia, ogni venerdì dalle ore 20 alle 21-21,15, nella speranza, che ci auguriamo diventerà certezza, di poterti rivedere nella comunità, che è la tua famiglia spirituale, in parrocchia che è la tua casa anche dopo aver ricevuto il sacramento.

La Cresima è un sacramento, cioè un dono proprio di Gesù che parte dal Fonte Battesimale e unito a quello della Comunione e Confessione che tu hai ricevuto, anche se da qualche tempo te ne sei dimenticato, porta frutti spirituali per mezzo dell’infusione dello Spirito Santo. Continua a leggere

Vuotare il sacco

L’idea della primavera che sboccia, porta ad immaginare un rinnovamento che passa dalla natura, dai paesaggi, dai nostri orizzonti ai nostri giardini: la fioritura è l’espansività e la pienezza di un creato che torna a vivere dopo il sonno autunnale e l’arsura dell’inverno. Fanno la festa, celebrano il coraggio della rinascita i coleotteri, i lepidotteri e le operose api. Anche noi ci affaccendiamo presi da questo scoppio vitale, che porta la vita alle nostre membra che fino a qualche tempo fa erano troppo coperte e nascoste da pesanti indumenti, pure noi cerchiamo il fiore della nostra esistenza… per annusarne la fragranza, imitarne, contemplandone in estasi, la bellezza.

Ci innamoriamo. I nostri pensieri sono più fluidi, la nostra mente è un’altalena, spinta con forza, dal bambino che si nasconde in ognuno di noi… è un gran bene la stagione dell’amore dolce per la nostra anima… rinascono gli ideali, le forme più perfette dei sentimenti e le emozioni assumono contorni chiari, si instaurano relazioni e sincerità del cuore, insomma… viviamo veramente.

Ma, come abbiamo cambiato il guardaroba, spolverato la libreria e messo da parte ciò che non ci servirà più… anche “dentro” avviene un procedimento di restyling. E’ un ammodernare il cuore, o come piace dire a me, è un vuotare il sacco.

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E’ come un sacco il nostro cuore, dove si sono condensati, accumulati anche detriti, stati d’animo, piccole storie che non ci ossigenano più il sangue… ogni tanto bisogna svuotare la cache, formattare senza cancellare nulla… non si tratta semplicemente di archiviare… bisogna fare l’operazione antica e sempre nuova dello “scarto”, scegliere cosa lasciare e vuotare il sacco alle cose che non possono starci più dentro.

E’ quel “dentro” che ci interessa… la vita è tutta dentro di noi.

…quello che accade fuori, penetra anche dentro, ma siamo noi che decidiamo cosa accogliere e cosa non tenere…

E’ un esercizio che mette alla prova la nostra stabilità… ma ripensiamo al tenero ramo della pianta che gemma e fa nascere il fiore… è uno stress vitale che al tempo opportuno darà anche il frutto.

Luca Caiazzo